di Sergio Stenti
Ma veramente pensiamo che l'università si autoriformi ?
Sia in grado cioè di migliorare, in sostanza di formare migliori laureati e di produrre ricerca innovativa di base e applicata ?
Credo che il governo non lo pensi affatto; è un pensiero di destra ma forse non lontano dal vero che gli intellettuali universitari siano irresponsabili, troppo liberi e forse anche troppo pagati per quello che producono: una massa di laureati qualunque, non di qualità, non up to date. Che producano anche ricerca credo che non sia indispensabile per il governo; basta la sola didattica, la ricerca si può fare altrove e anche meglio diretta.
Un manifesto di oggi, 24.11.08 per un convegno di AN a Napoli dice: una scuola da risanare un'università da ricostruire.E' il pensiero che viene istigato nel paese con tutti i media possibili. L'università è marcia, è truccata, è fasulla, piena di docenti imbroglioni sostenuti da un ambiente connivente.Bisogna ricostruirla e prima quindi distruggerla.
Se l'università fosse riformista nel senso di essere capace di fare riforme per se stessa rinnovandosi nel senso del miglioramento della formazione degli studenti forse romperebbe l'accerchiamento che le si sta producendo intorno
Dovrebbe mettersi a lavorare con disciplina, metodo, e strumenti atti allo scopo per raggiungerlo in fretta, o almeno raggiungere qualche tappa significativa in un tempo umano , ordinario , qualche stagione più o meno. Ogni università per se stessa, localmente, per la sua storia e per il suo territorio, e certo non a Roma.
Ma come si fa a spiegare alla gente che l'Università di Matera ha una nuova facoltà di Architettura, con Reggio e Bari ad un tiro di schioppo ? Sono storie retrive che vanno nella direzione di dare manforte all'affossamento governativo e tendenti all'autoeliminazione. E si può fermare una deriva cosi altolocata , gestita da rettori e presidi e ordinari con il seguito che sappiamo ?
Ho partecipato ad un paio di riunioni ufficiali in Facoltà a Napoli, che avevano ed hanno compito di proporre miglioramenti ma vi assicuro che non si è impostato nulla, nemmeno un obiettivo condiviso !, nemmeno l'accordo di analizzare il quadro attuale della didattica e della ricerca e del budget impegnato ( ad alcuni sembrava un obiettivo da poco, troppo poco). Del resto la classe degli attuali dirigenti universitari, gli ordinari, non ha una buona formazione, non sono professionisti, non sono manager e non sono ricercatori. Possono loro riformare l'università?
Sugli studenti andrebbe ripetuto quello che sosteneva Pirani sulle colonne di Repubblica: perché sono alleati dei docenti accademici e contro il governo? Perché non capiscono che direttori familisti e docenti nepotisti danneggiano il loro futuro più e peggio dei tagli del governo?
mi fermo qui, con queste note sconnesse, per ora
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