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dibattito

 

 

Alcune cosette sull'Università ...

 

 

di Maria Grazia Sabella


Mi han chiesto di parlare di università, e lo farò.
Mi han chiesto di parlare dei problemi dell’università, e lo farò altrettanto volentieri. C’è solo l’imbarazzo della scelta!
Allora, vediamo… parlare del ritardo dei professori alle lezioni? Parlare della loro poca professionalità?  No, altrimenti potrebbero incazzarsi e inasprire le sessioni d’esame. (Già successo!) E poi non avrei abbastanza tempo per parlare di tutto il necessario. Mi ci vorrebbero almeno due giorni!
Potrei parlare del fatto che paghiamo più di 800€ l’anno per non avere né carta igienica né sapone nei bagni. Tranne durante le sessioni d’esame di stato, dove fanno una fugace apparizione.
Altrimenti potrei  trattare il tema “aule”.  Sarebbe interessante, ma … ora che mi viene in mente, c’è un’altra domanda che mi faccio sempre quando salgo nei vari dipartimenti.
Mi capita sovente di passeggiare avanti e indietro nell’attesa di qualche professore che, forse, prima o poi comparirà. Se sono fortunata trovo qualche ufficio aperto, dove all’interno vi è qualche specializzando, dottorando, laureando, ricercando che sta perdendo tempo.
La prima cosa che balza all’occhio è la marea di scartoffie, imballaggi, libri (almeno quelli!), pc (ormai ce ne sono minimo tre per ogni ufficio), fogli fogli fogli e ancora fogli.
E allora mi chiedo: ma tutti quei fogli, cosa sono?? E tutti i  nostri lavori, dove li mettono??? Tutte le nostre tavole, i plastici che ci chiedono durante i corsi, i cd, dove vanno a finire?
Poco tempo fa, entrando in un ufficio di un professore, sulla pila di fogli della sua scrivania ho trovato un mio lavoro del primo anno. Praticamente un reperto storico.
Non vi nascondo che un po’ mi sono emozionata ripensando ai tempi del primo anno, ingenua ed inesperta matricola, e un po’ mi ha fatto piacere ritrovare una simile testimonianza. Però poi mi è scattato quello strano meccanismo del cervello che ti fa fare domande a raffica…
Il mio lavoro è ancora qui?! Possibile che dopo quattro anni i miei fogli siano ancora nello stesso posto dove li poggiai, io stessa, giorni e giorni addietro? E allora i lavori degli anni passati, dove sono? I miei plastici? Le mie ore di lavoro, dove sono riposte?
Che io sappia, non ci sono stanze adibite alla raccolta di tutto questo materiale. Forse i professori ne hanno così cura che se li portano a casa?
Se non sbaglio, qualcuno mi disse che vicino la biblioteca vi erano delle stanze vuote dove c’erano dei lavori, dei progetti e anche alcuni plastici.
Ora, la questione che vorrei porre all’attenzione non è tanto dove finiscono i nostri lavori, quanto l’uso improprio che se ne fa.
Dico io … ci fate penare mesi e mesi con laboratori che, il più delle volte, portano risultati abbastanza soddisfacenti; ci fate realizzare vere e proprie strutture con colla e cartoncino; ci chiedete lenzuola di tavole e pile di cd per documentare i nostri lavori. La domanda è lecita: perché non sfruttare questi progetti? Perché tenerli chiusi e buttati dentro stanze?
Ecco le mie proposte:
si potrebbe fare una selezione qualitativa e raccogliere i più meritevoli all’interno di una sezione della biblioteca, in modo che possano essere consultati anche dagli studenti in cerca di ispirazione.
I plastici potrebbero venire raccolti all’interno di una stanza, assieme al relativo cd che ne documenta la realizzazione. Vi sarà poi un codice che lo ricollega alla documentazione cartacea, in biblioteca.
I lavori meno meritevoli o le semplici tavole di esercitazione si potrebbero raccogliere e portare in un centro di smaltimento rifiuti, per ricavare carta da utilizzare sempre all’interno dell’università, magari nelle segreterie, per stampare libretti universitari ecologici, per ricavare verbali e così via.
Con tutta la carta dei dipartimenti si verbalizzerebbero esami su carta riciclata per i prossimi 10 anni.
Mamma mia come sei drastica! Ma perché buttarli i lavori non buoni?
E cosa dovremmo mai farci?
Il più delle volte sono lavori incompleti, fogli A3/A2 con degli scarabocchi a matita, che via via scompariranno.
Potrebbero servire come fonte di ispirazione? “Ma se sono incompleti!
Potrebbero essere usati da altri studenti? “Ma se sono già scritti!
E allora te ne vieni al mio ragionamento?
Altre volte sono tavole contenenti esercitazioni. Non sono veri e propri lavori, sono più fogli con sopra assonometrie, disegni di schizzi estemporanei, studi di struttura. Racchiudono, insomma, tutto quel materiale che si produce durante un corso.
Anche in questo caso si potrebbero raccogliere i più meritevoli, e gli altri andrebbero ad alimentare lo smaltimento ecologico.
Stessa sorte toccherebbe a tutti i fogli A1 che gli studenti lasciano nelle aule dopo aver fatto le fatidiche revisioni.
Fare un bel contenitore per la raccolta della sola carta! Riciclarla e riutilizzarla nell’ambito documentazione cartacea. Moduli, libretti, verbali, e perché no, CARTA IGIENICA!
Ed avremmo risolto così due problemi con la stessa soluzione! (quando si dice “due piccioni con una fava”!)
C’è da dire però che nel dipartimento D.S.S.A.R. hanno trovato una soluzione ancora più innovativa. Pensate un po’, con le tavole ci hanno coperto il vetro sopra le porte, in modo da garantire la giusta privacy dai guardoni che si mettevano sopra le scale e osservavano all’interno! E le tesi di laurea, addirittura, vengono usate per fermare le porte! Non ne sono sicura, ma mi pare di aver visto qualche cd posto sotto le gambe del tavolo, per livellarlo.
Loro sì che sono avanti…

 

 

 

 

 

 

 

 

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