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Sabbia che dorme ...

di MaurizioZenga

 

Osservando da vicino la sabbia possiamo notare come essa sia composta da infinite particelle di conchiglie frammentate e levigate dal mare e dal tempo, forse non c’è nulla di più vicino a noi che testimoni in forma di metafora e in modo così chiaro ed efficace il tempo dell’uomo sulla terra, il suo passaggio ciclico e la sua dimensione infinitesima rispetto al tutto dell’universo.
Ho immaginato che la sabbia può rappresentare la moltitudine umana, composta da tantissimi uomini e donne, il mare invece la vita stessa di ciascuno di loro, il destino a cui ognuno è legato.
Il mare porta la sabbia depositandola sulle rive della terra e la toglie con lo stesso movimento delle onde che vanno e che vengono in continuazione, da milioni di anni.
La solidità di ogni singola particella di sabbia , di ogni singolo frammento di conchiglia che si contrappone alla plasticità della sabbia.
La conchiglia è dura e può essere modificata dal mare o dalle correnti ma ci vuole molto tempo, a volte centinaia di anni, la sabbia invece è morbida e può essere plasmata dalle mani di un uomo in pochissimo tempo.
In questa metafora si può forse riconoscere la difficoltà di modificare il carattere del singolo uomo contrapposta alla facilità con cui si possono “plasmare” le moltitudini.
Sabbia che dorme è una metafora del tempo che passa e dell’amore universale che fa si che gli uomini e le donne del mondo si cerchino, si trovino per stare l’uno vicino all’altra, almeno per quel tempo che il mare concede loro prima di portarseli con se sul fondo o su qualche altra riva.
Sabbia che dorme è l’armonia che lega in una unica forma effimera tutti coloro a cui è concesso il dono dell’amore e del tempo necessario per viverlo a pieno.

Agosto 2010

 

 

 

 

 

 

 

 

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