Pietre di Fuoco
“Saggio” sul Centro Antico di Napoli
Il cadavere di un uomo, nudo e senza testa, viene trovato nella cappella Sansevero, all’apertura del museo. Lo scopre don Arturo, il custode che, quella mattina, ha la sua solita visita guidata di turiste straniere di mezz’età.
Il panico che si impossessa del piccolo gruppo è immediato e la voce che nella Cappella del principe Raimondo di Sangro sia avvenuto un orrendo delitto si diffonde rapidamente per la città di Napoli.
Da quest’apertura iniziale prende le mosse la storia che ha per protagonista il prof. Giuliano De Luca, ordinario di filosofia alla “Federico II” e il suo assistente che è anche la voce narrante del racconto.
Ben presto si capisce che il cadavere è quello del preside della Facoltà di Lettere prof. Claudio Buonocore e che è tutta l’università di Napoli ad essere coinvolta nel delitto.
Da qui la vicenda si muove tra le leggende di Napoli antica, rispolverando paure e fantasmi. Il popolo del quartiere, di notte, ha avvertito rumori, pare che il crocifisso del cappellone di san Domenico Maggiore che parlò a San Tommaso sia sparito e che, tra le camere del Palazzo Sansevero, proprio dove fu uccisa insieme al suo amante, si aggiri ancora la pallida ombra evanescente di Maria d’Avalos.
La gente del popolo crede che, come un tempo, ci sia un’orribile maledizione che grava su tutto quartiere. Sferragliare di catene, carri invisibili che attraversano i sotterranei degli antichi palazzi, ombre che svaniscono al voltare di un vicolo buio, lontani fuochi, tutto fa credere che antichi spettri e sepolte paure siano nuovamente tornati alla luce.
Di diverso avviso è il vice questore Annunziata che è convinto si tratti dei macabri resti di un convegno notturno di una delle sette sataniste che invadono i territori urbani, gruppi di individui deliranti e folli, preda di psicosi e droghe sempre più devastanti. E su quest’ipotesi il poliziotto non esita a scatenare una vera e propria caccia all’uomo per interi quartieri.
Ma chi scoprirà il meccanismo nascosto di tutti i fenomeni e le vere trame che si tessono nei sotterranei dei Musei napoletani è il professor De Luca, con la sua logica scientifica inoppugnabile che ricorda il metodo analitico di Edgard Allan Poe.