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Note a margine di una mostra di architettura

di Pasquale Belfiore

 

Parma, Modena e Reggio Emilia, "Festival dell'architettura". L'occhio è stanco di architetture moderne. Un delirio di forme; troppe quelle storte, da Cottolengo. Entro nel Duomo di Parma, sono le otto del mattino, non c'è nessuno.

Un signore sta suonando l'organo. Scopro sulla destra nel transetto la Crocifissione di Benedetto Antelami. Provo una emozione fortissima, sensazione sempre più rara dopo quarant'anni con gli occhi dentro le forme dell'arte e dell'architettura. Vado a vedere la mostra dei disegni di Aldo Rossi nella Biblioteca Palatina, l'unica che riscatta tutto il Festival.

Goethe lasciava Napoli con lo spleen nell'animo per la fioritura di limoni. Lascio Parma - siate indulgenti e passatemi l'impari correlazione con Goethe - con animo divisato: amo il moderno più moderno, ma gran parte di esso mi annoia e mi irrita.


Napoli, mostre degli "Annali dell'architettura e della città 2006". D'acchito, noia e irritazione. Fai trenta metri e vedi solo sette, otto foto giganti, vedi facce di architetti in scala 4 a 1, decine di schermi che proiettano immagini, in alcune sembra di rivedere il Folco Quilici dei documentari televisivi, sonorizzazione e allestimento di marca fieristica, inevitabili mappe urbanistiche.

Pausa e recupero di senso e misura con le foto di Jodice e Basilico. Si riprende con venti progetti per alcuni tra i territori più sbrindellati e dolenti della provincia di Napoli. Ti aspetteresti proposte conformi alla terribilità dei luoghi, architetture, se non d'impegno sociale e politico, come si diceva un tempo, almeno civili.

Gran parte degli autori - non tutti, invero - hanno preferito raffinati straniamenti intellettualistici, colte variazioni su temi figurativi noti, proposte tanto minimaliste da sfiorare la modestia qualitativa, ma hanno preferito anche lasciarsi andare a qualche sberleffo progettuale.

Trascorse noia e irritazione, la riflessione diviene più complessa. Questa mostra - contenuti e forma, scelta dei curatori e modalità di organizzazione e svolgimento - rappresenta bene la nuova idea di architettura che le generazioni più giovani di architetti stanno praticando da qualche decennio. Si può essere perplessi o contrari, ma sarebbe un errore valutarla come tendenza evasiva di giovani architetti rampantini e di belle speranze.

Sono fatti più strutturali, diffusi a livello internazionale, che hanno successo e creano consenso, sono fatti con i quali stiamo facendo e dovremo sempre più in futuro fare i conti. Ancora tutta da definire la venustas dei risultati di questi nuovi processi; più chiaro il senso della utilitas.

   
   
   
   
   
   
   
   

 

 

 

 

 

 

 

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