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Ludovico Fusco
 
 
 
 
 

 

 

Cieli Urbani

Architettura, Pittura, Paesaggio


Colloquio con Ludovico Maria Fusco a cura di Giacomo Ricci, in occasione della mostra Cieli Urbani, tenutasi, all'inizio dell'estate, a Napoli al Penguin Cafè.

Giacomo Ricci: “Cieli Urbani”, un titolo che, in qualche maniera, ha a che fare anche con l’architettura. Ma si tratta di architetture e paesaggi trasfigurati, osservati attraverso filtri colorati molto forti, che spesso portano ad immagini evanescenti, diafane. Perché questa scelta?
Ludovico Maria Fusco: Credo che tu abbia adoperato un termine che va bene.  Io avevo usato, fino a qualche tempo fa, un’altra parole: “traduzione”, partendo da una riflessione, in qualche modo ovvia, sul Vedutismo napoletano e la pittura di paesaggio. Mi ero chiesto se fosse possibile affronatre nuovamente il tema del paesaggio slegandosi dall’ossessione, per così dire, della realtà e della verità oggettiva. Il mio tentativo è stato quello che è anche rappresentato in questa mostra che raccoglie opere di periodi vari (a partire dal 2001). Le opere che presento sono tutte accomunate da uno stesso spirito di ricerca in basde al quale si tenta di capire  se sia possibile effettuare la rappresentazione del paesaggio in grado di trasmettere l’identità contingente di un particolare luogo ma che, allo stesso tempo, sia in grado di coglierne i caratteri generali. Questa operazione si rende possibile se si ricorre alla trasfigurazione, una sorta di “traduzione” che si basa sulla memoria; il che significa osservare, riprendere una vecchia attività, cara agli architetti, di schizzare dal vero, ricorrere a fotografie per rielaborare le immagini basandosi sui flussi inconsapevoli della memoria. Questo il senso della “traduzione”.
Rispondo all’altra domanda: perché il cielo? I paesaggi diversi, possibili e probabili sono uniti dal cielo. Il paesaggio architettonico, quello naturale, quello trasposto graficamente, i paesaggi artificiali, tutti,insomma, hanno nel cielo una sorta di denominatore comune.
GR: L’architettura, quella costruita intendo, è lontana? Che fine ha fatto?
LMF: No, non si allontana. Tra le opere esposte c’è qualcosa, che ora non c’è più, che si ripete, quell’archeologia industriale, costruzioni che erano collocate al termine del pontile di Bagnoli.
Pezzi di memoria, oggetti, per l’appunto, trasfigurati. Ma che hanno la stessa importanza e qualità di un campanile del Centro Storico.  Dettagli di architettura. O come accade ne L’albero di tufo, un frammento di roccia, un segmento del profilo di Napoli, che assume il valore di un vero e proprio intervento costruito, magari opera non dell’uomo ma che potrebbe esserlo. Un’operazione mentale che proietta, nel paesaggio naturale, una intenzionalità – tutta mentale, intellettuale – di costruzione. Ed è proprio l’operazione di traduzione-trasfigurazione  permettere questo intervento di costruzione.
In alcuni quadri, soprattutto ad olio, lascio intravedere elementi architettonici: cupole ed oggetti provenienti da altri luoghi, da altri paesaggi, da altri domini di significato.
GR: Per una fortuita combinazione di eventi ho rivisto, min questi giorni, alcune opere di Sironi, de Chirico e Aldo Rossi e non ho potuto fare a meno di associarle  ai tuoi lavori esposti. Ci sono elementi in queste trasfigurazioni che sembrano rimandare alla loro  eredità culturale. E’ giusta questa mia impressione?
LMF:  Si, credo di si. C’è stato un momento, nella mia vicenda di architetto-pittore, che questo rapporto  è stato cosciente. Forse ora me ne sono in qualche modo allontanato (o, forse, è diventato meno cosciente).
Certamente c’è stata un’esperienzadi lavoro, con Pedro Cano,  che mi ha segnato; Pedro è un artista spagnolo che vive in Italia al quale riconosco una non comune capacità di tradurre qualsiasi paesaggio in poesia.  La sua materia d’elezione , che riesce a manipolare con straordinaria abilità, è la luce.
Quest’esperienza per me è stata abbastanza importante, una sorta di passaggio, di abbandono dei vecchi lidi da cui ero partito. Anche se rimangono maestri, Aldo Rossi, De Chirico, Sironi si sono allontanati un po’ dalla mia ricerca.

 

 

 

 

 

 

 

 

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