| Giacomo Ricci |
Caro Pasquale,
mi sono interrotto nella messa a punto del libro degli amici per un guasto all’ADSL che, dopo una settimana, è stato risolto.
Nella mia mentalità paranoica sono giunto a pensare anche che la mia linea ADSL si sia rotta come esito periferico e del tutto marginale della più generale rottura del nostro paese per gli avvenimenti che tutti noi conosciamo. Vorrei sottoporre a te ed al gruppo di amici che ruotano intorno ad “Archigrafica” qualche domanda.
Immaginate di lasciarvi coinvolgere in un gioco, una sorta di partita a scacchi che, per un motivo che forse più avanti risulterà chiaro, vorrei chiamare “gioco del limite”.
Le regole sono presto dette. C’è una scacchiera molto simile a quella del vecchio gioco del tris. In parole povere la scacchiera è a pianta centrale.
Per noi architetti la pianta centrale ha un preciso significato simbolico, rimandandoci allo schema del Pantheon. Tutti i punti periferici sono equidistanti dal centro che è privilegiato. Inutile dirlo, il gioco consiste nel raggiungere il centro. Nel nostro gioco ci sono tre posizioni importanti da raggiungere, il centro che è la vera meta del gioco, una circonferenza immediatamente adiacente al centro e una periferica.
Fin qui nulla di strano. La domanda che mi porrai è: come si fa a giungere al centro, a vincere? La regola base è semplicissima: si mangiano le pedine avversarie che si trovano ad una mossa di distanza e si conquistano le loro posizioni. La dama, no? Bene. Sulla circonferenza più esterna della nostra pianta centrale vi sono i giocatori. Saranno una decina o pressappoco.
Immagina – ma si tratta soltanto di un esempio – che i giocatori siano i nostri partiti politici. Al centro c’è il presidente del Consiglio dei ministri attuale e nella circonferenza immediatamente prossima al centro vi sono i ministri. Sulla circonferenza di bordo vi sono i partiti politici.
La regola è che ad una mossa esplicita del governo in carica risponda una eguale mossa esplicita dell’opposizione.
Ma, con l’andare del tempo, inevitabile destino nella nostra scassatissima Italietta, è invalsa nei giocatori la pessima abitudine di barare. Come si fa a barare? E’ semplicissimo: si aspetta che qualcosa o qualcuno distragga uno dei giocatori – che so, un rumore improvviso – e questo giri la testa.
Quando è voltato, di scatto, come un perfetto mariuolo su di un pullman affollato, l’altro giocatore si magna – nel senso che ruba e infila in tasca – un pezzo importante del gioco e sposta una sua pedina significativa al suo posto. Quando l’altro gira la testa non si accorge del fatto e , così, si trova sotto scacco senza sapere perché.
Il fatto è che c’è bisogno di qualcuno che faccia rumore da fuori perché la sostituzione di pezzi possa avvenire. Ora in una situazione simile chi è che, da fuori la porta, può fare un rumore sufficientemente forte da mettere in crisi il gioco?
Il gioco che voglio proporre è quello che voi proviate a sostituire alle lettere che ora dico, i nomi che ognuno pensa più opportuni. Nel gioco, nella sua configurazione attuale, ci sono:
1. Una pedina che sta al centro della pianta che chiameremo A.
2. Una pedina che sta sulla circonferenza più esterna ma che, per un
po’, le altre pedine, suoi alleati – si fa per dire – hanno tentato di mandare fuori dal campo di gioco, che chiameremo B.
3. Le pedine della circonferenza più esterna che hanno promosso il
tentativo di espulsione di B, che chiameremo C e D.
4. Una pedina che momentaneamente è scesa dall’oculo centrale della
cupola ed è in campo, ma ha dovuto fare marcia indietro – e chi sa se lo scopo non era proprio quello di fare marcia indietro – che chiameremo P (non segue l’ordine alfabetico per ovvi motivi, provenendo anche dall’oculo che è più in alto ed è mondo di luce).
5. Una pedina un po’ pazzerella (manteniamoci puliti nelle nostre osservazioni e negli aggettivi) che se ne va avanti ed indietro, a
dispetto delle regole (e della decenza) che passa, di sua spontanea volontà, dalla circonferenza più vicina al centro a quella periferica. (Diciamo che lo fa secondo la sua convenienza) che, contravvenendo nuovamente all’ordine alfabetico, chiameremo M.
6. Una serie di pedine di osservatori e commentatori che sono
posizionati nelle nicchie e nelle absidi periferiche che hanno il compito di palare e mettere in campo discorsi a proposito, ma molto spesso a sproposito, uno sproposito fatto, come si dice, "ad arte".
E’ accaduto che un gran rumore ha distratto l’attenzione del giocatore A e che M sia stato fortemente convinto a fare una delle sue manovre solite uscendo dalla circonferenza più interna. La domanda è: quale è il grande rumore che ha provocato la distrazione di A? Puoi scegliere tra le risposte sotto riportate:
1. Il disastro spazzatura nella regione campana
2. Un complotto di una parte dello Stato contro l’altra
3. Una regia da fantascienza-fantapolitica da parte di B che, zitto
zitto, si è chiamato qualcuno da parte ed a ha individuato in punti sensibili di M inducendolo – con la tecnica del bastone e della carota – ad una delle sue manovre pazzerelle e consuete.
4. La mancata visita di P ad una prestigiosa – si fa per dire – sezione
dell’Accademia Italiana
5. Un gruppo di accademici - che, non si offendano, mi appaiono un po’
desueti e non poco rincoglioniti – che ancora crede nella sdegnosa posizione “laica” della scienza, in un mondo dove plastica, tecnologia e delinquenza ci hanno ridotto al lumicino e dove i giovani - nella migliore delle ipotesi – sono costretti a lavorare nei call center o a fare i camerieri part time nel pub e nelle discoteche pur avendo conseguito titoli di studio con 110 e lode e encomio da parte delle commissioni esaminatrici.
6. Il fatto che ci sia ancora qualcuno che crede ci siano delle regole
da far rispettare, aprendo inevitabilmente la mente e il cuore di ognuno di noi all’angoscioso quesito: “Ma chi controlla il controllore? E chi, ancora, il controllore del controllore?” e così via ad libitum come in un canone alla Fra martino campanaro.
7. A proposito di controllori: dove erano i controllori quando si
parlava di delinquenza organizzata, mafia, camorra, spazzatura, ecomafie?
Tutte cose, queste ed altro, ampiamente dette e ridette e raccolte da Roberto Saviano, per ultimo, nel suo libro che è un best seller internazionale?
8. Conclusione alla Bartali, ripresa ultimamente da Sartori: "L’è tutto
da rifare". Si, ma come?
Sono preoccupato: perché, in questo bordello, non posso fare a meno di
chiedermi: “Ma vuoi vedere che ha ragione M (e mi costa tanto, ma proprio tanto dargli ragione), con la sua indecente sfacciataggine? Vaffanculo al mondo e preoccupiamoci solo dei cazzi di famiglia!" In un mondo ipocrita come questo ma che vuoi salvare e, soprattutto, come?
Ti abbraccio
Giacomo
P.S. Lo chiamo "gioco del limite" perché, nonostante non ci sia alcun limite all'indecenza, credo si sia giunti al limite. Dopo c'è soltanto il vuoto. E Dio sa se non mi faccia paura.
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| Giacomo Ricci |
Caro Pasquale,
Vedendo Ballarò ho trovato chi, pur non partecipando al gioco che proponevo stamattina, ha dato nome e cognome alle cose, mentre maggioranza ed opposizione si scatenavano in una vera e propria cagnara non molto decorosa.
Paolo Mieli poneva la domanda diretta e meno mistificata di quanto io abbia fatto. Ma vuoi vedere che in Italia è in auge, da qualche anno a questa parte (dal 1994), un uso della comunicazione giudiziaria che, inducendo alle dimissioni un ministro in carica, sortisce l'effetto - per niente puramente casuale, anzi - di dare il colpo di grazia ad un governo, di influenzare - ed anche pesantemente - scelte che non hanno niente a che vedere con la giustizia?
Ma vuoi vedere, insinuava Mieli, che, nel gioco al massacro di questa scassatissima seconda repubblica a pezzi, un certo uso della giustizia sia fortemente condizionato dalla stessa politca? Ed è andato avanti, parlando del fatto che il CSM più che organo di autocontrollo e censura della Magistratura s'è trasformato in organo di protezione corporativa dei suoi adepti e che, nella logica della spartizione di poltrone ed incarichi, la magistratura non è molto diversa dalla politica.
Allora, tornando al gioco, come fa il pubblico a vincere la partita? Come fa il pensionato con quattrocento euro a venir fuori dalla crisi economica prossima ventura?
Cosa facciamo noi, diciamo così, intellettuali, a petto di tutto ciò? C'è una possibilità di salvare la faccia e, così facendo, salvare questo paese dal baratro su cui stiamo sospesi?
Ciao
Giacomo
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