| giacomo ricci |
O’ viento adda cagnà
“Ohinè, Munnezza! A ‘ro te ne vai?”
Vecchio adagio popolare dei Quartieri Spagnoli di Napoli
Caro Sergio,
Non c’è che dire: sulle tragedie, a volte, è meglio ironizzare come fai tu. Anche a me viene di sorridere pensando ad una possibile futura – e molto probabile – munnezz land art la cui sigla potrebbe essere MLA e, data la diffusione sul territorio, si potrebbe addirittura parlare di frequentissimi MLA happening, di un vero e proprio trionfo artistico che non ha eguali nella storia, neanche nelle popolari kermesse di Piedigrotta. Ma non riesco a fare ironia, mi sento l’animo oscuro, come quello che, rotto i coglioni dal mondo, dalle sue stupidaggini e in completo disaccordo con se stesso, disarmato e impotente, stanco di tutto, dopo essersi piazzato sulla cima di un tetto, è in procinto di buttarsi di giù, sotto gli occhi della folla di sotto che aspetta impaziente di assistere allo spettacolo del mio corpo schiacciato sul selciato dopo il volo. Mentre sto per buttarmi sorrido, forse per un picco di incosciente demenza, forse per la follia assoluta che finisce per coincidere con la stupidità più proterva, forse perché, consapevole di distruggere, con me, tutto il mondo – o almeno quello che io vedo e rendo reale con il mio sentire – penso di fottere tutti; il mio sorriso è come se dicessi, senza che nessuno se ne renda conto: “Brutti stronzi che ve ne state di sotto a godervi lo spettacolo della mia fine, con me morirà anche l’immagine di voi che porto dentro di me, dunque, almeno per me, morirete anche voi. Dunque vi ho fottuti”.
Bel ragionamento, no?
Per niente, mi risponderete.
E, gioco forza, avete ragione voi. Non c’è che fare, lo stronzo sono io che mi butto. Alla fine sono io che perdo la vita, l’unica che ho. Ma, allora, con ancora il piede in bilico nel vuoto, mi chiedo: perché in tanti incendiano i cumuli di spazzatura? Non sanno che la diossina la respireranno, per primi, i loro figli, che il latte avvelenato e cancerogeno lo mangeranno i bambini piccoli?
E poi il mio pensiero galoppa, penso che altri, in Germania, usano la nostra spazzatura per farne energia che ci rivendono a caro prezzo, Noi, no. Noi siamo superiori: la munnezza, in Campania, l’abbiamo accatastata a più non posso. Siamo superiori noi, ci siamo presi anche quella più tossica degli altri, italiani del nord e stranieri. Però, a livello nazionale, abbiamo rifiutato il nucleare: cacca, pupù. Dio-ci-liberi, dicevano a voce grossa gli “ambientalisti” qualche anno fa. Non si permetterà che l’Italia diventi schiava del ricatto nucleare. Bene. Siamo, oggi, totalmente vittime del ricatto energetico e, naturalmente, della munnezza.
No agli inceneritori, hanno sostenuto sempre gli stessi “ambientalisti”. Bene: dopo una decina d’anni ricorriamo un’altra volta alle discariche, accumulando tutto, in modo che si faccia una bella merda purulenta e che questa filtri a poco alla volta fino all’acqua. Dopo di che ti saluto!
Pianura. A proposito di Pianura, ci siamo dimenticati com’è che nacque la “nuova” Pianura, i palazzi – si fa per dire – che sorgevano nella notte come funghi, le case inesistenti nelle quali, però, c’era già il letto con l’ammalato grave dentro, così l’alloggio abusivo, perché abitato, non poteva essere più abbattuto? E per forza: se non ho la possibilità di costruirmi una casa devo vedere come fare. Il popolo napoletano è industrioso, fantasioso. Vale per tutte, l’immagine di Totò e Eduardo De Filippo che fanno, a turno, in Napoli Milionaria, la parte del morto fresco con il contrabbando sotto il letto, per fottere il commissario di polizia, uomo bonario che si accorda con il trucco e chiude tutti e due gli occhi. Al blocco dell’edilizia sovvenzionata e pulita, delle case popolari, delle concessioni edilizie che è partito, ad un certo punto, in Italia, s’è dovuta inventare una risposta, non importa se truffaldina, cialtronesca, malavitosa. La “nuova” Pianura è tutta, tutta, dico tutta, lo ripeto per la terza volta, tutta abusiva, fatta dalla camorra, per la camorra, con azioni degne della peggiore criminalità organizzata, da far impallidire l’America Di Al Capone e compagni. Per non parlare di Licola, del lungomare e di quelle che erano una volta campagne ed ora sono squallidissime periferie, Qualiano, Miano, Giugliano, Secondigliano, Piscinola, ecc. ecc.
Lo vogliamo dire che il nostro paese è ridotto in questo modo perché le leggi che si sono fatte da trent’anni a questa parte sono soprattutto divieti? Divieti che non hanno impedito l’abusivismo ma hanno permesso, ampiamente e colpevolmente, la speculazione – non importa se ben vestita ma, in sostanza, anch’essa puramente e candidamente malavitosa almeno sul piano morale – sulle compravendita delle case, il rigonfiare a dismisura dei prezzi di vendita degli immobili. I politici, che avrebbero dovuto controllare, inventare calmieri, nel gioco perverso della nostra democrazia d’accatto, pensando soprattutto a difendere le loro poltrone, sotto la pressione dei rappresentanti più in vista delle organizzazioni alla “moda” (Italia Nostra, Verdi, Ambientalisti, antinuclearisti, antitutto, ideologi di tutte le specie e le marche, ecc.) si sono sbracciati ad approntare divieti, a costruire impedimenti, a varare regolamenti. Inseguire le “regole”: inseguire e punire (o, meglio, far finta di punire). Foucault con il suo Sorvegliare e punire ci aveva visto bene. Solo che chi sorveglia e punisce, oggi in Italia, è una sedicente mentalità “benpensante” che, negli ultimi decenni, ha mandato a casa la “maggioranza silenziosa” e ne ha preso il posto. Solo che mentre quella era maggioranza realmente silenziosa, accomodante ma, in buona sostanza, tranquilla, cresciuta all’ombra del timor di Dio e reduce da una guerra atroce e, in qualche modo, garante di un ordine sociale comprensibile e, tutto sommato, perbene, con principi forse non del tutto condivisibili, ma chiari, fondati su di un’etica, una morale, quella di oggi è una minoranza impudente, saccente, sovversiva, arrogante, ignorantissima, strafottente, impunita, connivente, perversa, piccolo borghese, arrivista come non mai, ansiosa di possedere quarti di nobiltà, contornarsi di belle fiche-coscia-lunga da perfette veline e “barche” a mare, che ha raccolto in un solo pacchetto tutti quei principi, lo ha ben legato e buttato in quel cumulo di rifiuti che se ne stanno sparsi per la città e le campagne. Non basta vietare, sorvegliare e punire per ottenere l’ordine. L’ordine è frutto di un ordine morale, di principi condivisi, di capacità creativa, di intelligenza, di diffusione di privilegi comuni ed equilibrati, di umiltà scientifica, di ricerca, di cultura. E dove sono più i principi se al posto di questi c’è solo un’ideologia arrugginita e andata a male? Scuola in sfacelo, istituzioni allo sbando, mercati impazziti, prezzi alle stelle, università da far ridere e, per ultima arrivata – e poteva mancare? – la munnezza. Evviva: abbiamo realizzato alla lettera quel vecchio adagio napoletano: siamo finiti materialmente nella munnezza. Non perché qualcuno ci ha gettati ma perché la munnezza l’abbiano tolta dalla nostra abitazione per accumularla fuori dal pianerottolo. Tanto chi se ne frega; basta che sia fuori dell’appartamento, il vero territorio di trionfo del piccolo borghese filisteo e ottuso.
Ma la cosa riguarda tutto e tutti. Ogni provvedimento che sembrava a vantaggio del controllo del territorio – del suo controllo armonico – s’è trasformato nel suo esatto contrario. I parchi, tanto osannati, tanto per fare un esempio, che cosa sono se non la sola proiezione sul territorio di divieti? E gli strumenti urbanistici? Piani regolatori, territoriali, di ordine superiore, comprensoriali, del turismo, del traffico, delle attività commerciali, PUT, PUC, PIT, PIP, PON, PUR, SIR SIP, TUFF e STAFF, BUM e BANG!, vera e propria orgia di acronimi, lettere, purulente ed inutili ecc. che cosa sono se non sigle vuote che si sostanziano soltanto in un impedimento al vivere civile? E quando l’insieme normativo diventa asfissiante e viene vissuto come ingiusto e, nello stesso tempo, chi dirige lo fa con arroganza, quale credete che sia il sentimento che circola per gli strati della popolazione più bistrattata? Ecco che è del tutto ovvio arrivare anche bruciare i cumuli di munnezza, nella logica “Muoia Sansone con tutti i filistei”. Il nuovo sport in voga prevede una fase estiva che consiste nel bruciare quanto più bosco è possibile e una fase invernale che si occupa di bruciare la munnezza. Ci vuole poco, per alcuni, a diventar piromani, se le istituzioni non solo non danno alternative, ma non ne permettono, impediscono anche il pensiero, a trasformarsi in un Zorro negativo. A questo si dovrebbe opporre uno Zorro “positivo” (si fa per dire) il PM di turno - che sta cominciando a diventare antipatico, come Di Pietro che, francamente e onestamente, non si sopporta più – il quale sembra perdere il suo tempo in intercettazioni ambientali e cavillosissime inquisitorie e viene avvertito dalla popolazione sempre più come sbirro e poco come garante dell’ordine o, comunque, appare come il garante di un ordine che non è tale. Di Pietro, ai tempi di Tangentopoli, era stato aggiunto come pastore sul presepio napoletano. Credo che oggi, molti napoletani, non lo vorrebbero neanche accanto a CicciBacco ‘ncoppa a votte. Se sobrio fa danni, immaginate da sbronzo che sarebbe capace di fare? Forse lo tollererebbero accanto a Benino, eterno dormiglione, a farsi i fatti suoi ed a non rompere.
Allora, in sintesi: perché se io mi butto dal tetto con il sorriso vengo considerato un folle e tutto il popolo italiano è ritenuto, invece, savio quando si è impedito, da solo, di costruire città a misura d’uomo, di fare case, di fare inceneritori, di fare energia? Le uniche cose che il nostro paese a prodotto a bizzeffe sono: ideologia (qualunquistico-massimalista) e intercettazioni ambientali. L’ideologia è merce – ormai ce ne siamo ampiamente resi conto – che nessuno vuole più comprare e, quanto alle intercettazioni, non fanno altro che impedire il funzionamento del vivere civile - checché se ne pensi il nostro è un reale stato di polizia - e intasano le nostre istituzioni, impedendone il corretto funzionamento (l’80% circa dei processi penali si risolve in un non luogo a procedere. Ci sarà da qualche parte qualcosa che non funziona?)
Quindi non mi sembra che sia la politica l’esclusiva responsabile del nostro degrado: ad essa c’è da aggiungere la cosiddetta “coscienza civile” che s’è trasformata, a poco alla volta, in un becero coro di sciocchi senza idee in testa.
A questo punto credo che al delirio mentale collettivo non ci sia alcun rimedio e che l’apocalisse di spazzatura in atto non rappresenti che il primo passo verso la totale dissoluzione di un paese incivile ma, quel che è peggio, assolutamente idiota e starnazzante che merita ampiamente questa fine.
Non riesco a togliermi dalla mente Eduardo in Questi fantasmi: egli crede che tutto quello che gli accade intorno sia il frutto di spiriti dannati e si perde in una descrizione memorabile e da manuale della tazzina di caffè e della maniera di farselo seduto fuori dal balcone di fronte ad un simpatico dirimpettaio. E pensando a quelle parole, a quello spirito napoletano che, da qualche parte, ne sono certo, nonostante tutto ancora sopravvive, anche sotto i rifiuti, ho ancora l’illusione che qualcuno, forse, possa tentare di ragionare.
Si, mi convinco: quelli che stanno attorno a me non sono esseri reali, quelli che accendono la spazzatura, quelli che non sanno risolvere i problemi, quelli che non vogliono dimettersi perché, tanto, le cose comunque non cambierebbero, compresi anche i cavalieri mascherati con la spada pronta per lasciare il loro marchio, di qualsiasi segno siano. No, non sono reali. Sono fantasmi. E’ “la notte delle anime dannate” che ancora non è finita, come dice Eduardo. Basta aspettare che schiari giorno. Magari fuori al balcone, facendosi coraggio e cantando “Ah, l’ammore che fa fa. A l’ammore è na bannera, na bannera ch’è liggera, passa o viento e a fa avutà”.
Avota o viento, volta il vento. Grande espressione del popolo napoletano, popolo oppresso da ogni forma di angheria fin dai tempi più antichi. Volta il vento, volta la testa, cambia il pensiero. Il pensiero, il ragionamento è più forte, a volte è come il sentimento, si può trasformare in tempesta. Così, poi, potremo abbandonare il balcone ed entrare dentro. Si sarà fatto giorno e le anime dannate saranno sparite con le ultime ombre della notte.
Così penso mentre ho già messo il piede nel vuoto. La folla di sotto trattiene il respiro, aspetta che io faccia il passo che mi perderà per sempre. Sto un po’ in bilico, poi tiro indietro il piede. “No. – penso – Così vi fotto veramente. Scendo e ora vi racconto io come stanno veramente le cose”.
Forza Sergio, forza amici, raccontiamo come le cose stanno, come dovrebbero stare, tutti insieme e, chissà, vuoi vedere che il vento cambi davvero?
Ma vuo’ vere’ co viento cagna?
Ti abbraccio e ti ringrazio per non smettere di pensare
Giacomo
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