ArchigraficA

il libro degli amici

 

Seguendo un suggerimento di Sergio Stenti, molto opportuno, l'aggiornamento della discussione prosegue dall'alto verso il basso,. Insomma, in sommità le risposte più recenti per facilitare una visione aggiornata e evitare di rileggere sempre le stesse cose. Buon lavoro a tutti.

sergio stenti

e che dire del rapporto tra  munnezza e città  e munnezza e paesaggio?

Più che una architettura che si relaziona al contesto mi sembra un nuovo arredo urbano, molto napoletano, che è stato disegnato da artisti di strada  numerosi nelle zone di periferia e nei paesi dell'entroterra. Ha una forma liquida, molto colorata, che si trasforma col tempo; invade strade e piazze e non ha rispetto nè per chiese nè per scuole, è un arredo di tipo innovativo,  mobile, ateo e anarchico, che  potrebbe rappresentare  l'inizio di quel sospirato recupero urbano delle zone degradate che tutti vogliono.

Oltre ad essere arredo urbano  che caratterizza più la città del '900 che il centro storico  siamo in presenza di un nuovo modo di inserire elementi di paesaggio nella noiosa ordinaria  deprimente area metropolitana. Nuove colline bianche emergono, ben disegnate, dalla campagna verde, piramidi a gradoni che non dobbiamo sottovalutare nell'impatto estetico che producono e nell'immaginario che evocano.  Magari qualcuno,  fra qualche anno,  finanziato  dalla Regione Campania,  ce le riproporrà come land art.
ad  maiora !

 

giacomo ricci

O’ viento adda cagnà

 

“Ohinè, Munnezza! A ‘ro te ne vai?”

Vecchio adagio popolare dei Quartieri Spagnoli di Napoli

 

Caro Sergio,

Non c’è che dire: sulle tragedie, a volte, è meglio ironizzare come fai tu.   Anche a me viene di sorridere pensando ad una possibile futura – e molto probabile – munnezz land art la cui sigla potrebbe essere MLA e, data la diffusione sul territorio,  si potrebbe addirittura parlare di frequentissimi MLA happening, di un vero e proprio trionfo artistico che non ha eguali nella storia, neanche nelle popolari kermesse di Piedigrotta. Ma non riesco a fare ironia, mi sento l’animo oscuro, come quello che,   rotto i coglioni dal mondo, dalle sue stupidaggini e in completo disaccordo con se stesso, disarmato e impotente, stanco di tutto, dopo essersi piazzato  sulla cima di un tetto, è in procinto di buttarsi di giù, sotto gli occhi della  folla di sotto che aspetta impaziente di assistere allo spettacolo del mio corpo schiacciato sul selciato dopo il volo. Mentre sto per buttarmi sorrido, forse per un picco di incosciente demenza, forse per la follia assoluta che finisce per coincidere con la stupidità più proterva, forse perché, consapevole di distruggere, con me, tutto il mondo – o almeno quello che io vedo e rendo reale con il  mio sentire – penso di fottere tutti; il mio sorriso è  come se  dicessi, senza che nessuno se ne renda conto: “Brutti stronzi che ve ne state di sotto a godervi lo spettacolo della mia fine,   con me morirà anche l’immagine di voi che porto dentro di me, dunque, almeno per me, morirete anche voi. Dunque vi ho fottuti”.


Bel ragionamento, no?
Per niente,  mi risponderete.


E, gioco forza,  avete ragione voi. Non c’è che fare, lo stronzo sono io che mi butto. Alla fine sono io che perdo la vita, l’unica che ho. Ma, allora, con ancora il piede in bilico nel vuoto, mi chiedo: perché in tanti incendiano i cumuli di spazzatura? Non sanno che la diossina la respireranno, per primi, i loro figli, che il latte avvelenato e cancerogeno lo mangeranno i bambini piccoli?
E poi il mio pensiero galoppa, penso che altri, in Germania,  usano la nostra spazzatura per farne energia che ci rivendono a caro prezzo, Noi, no. Noi siamo superiori: la munnezza, in Campania,  l’abbiamo accatastata a più non posso. Siamo superiori noi, ci siamo presi anche quella più tossica degli altri, italiani del nord e stranieri. Però, a livello nazionale, abbiamo rifiutato il nucleare: cacca, pupù. Dio-ci-liberi, dicevano a voce grossa gli “ambientalisti” qualche anno fa. Non si permetterà che l’Italia diventi schiava del ricatto nucleare. Bene. Siamo, oggi,  totalmente vittime del ricatto energetico e, naturalmente, della munnezza.
No agli inceneritori, hanno sostenuto sempre gli stessi “ambientalisti”. Bene: dopo una decina d’anni ricorriamo un’altra volta alle discariche, accumulando tutto,  in modo che si faccia una bella merda purulenta e che questa filtri a poco alla volta fino all’acqua. Dopo di che ti saluto!


Pianura. A proposito di Pianura, ci siamo dimenticati com’è che nacque la “nuova” Pianura, i palazzi – si fa per dire – che sorgevano nella notte come funghi, le case inesistenti nelle quali, però, c’era già il letto con l’ammalato grave dentro, così l’alloggio abusivo, perché abitato, non poteva essere più abbattuto? E per forza: se non ho la possibilità di costruirmi una casa devo vedere come fare. Il popolo napoletano è industrioso, fantasioso. Vale per tutte, l’immagine di Totò e Eduardo De Filippo che fanno, a turno, in Napoli Milionaria, la parte del morto fresco con il contrabbando sotto il letto, per fottere il commissario di polizia, uomo bonario che si accorda con il trucco e chiude tutti e due gli occhi. Al blocco dell’edilizia sovvenzionata e  pulita, delle case popolari, delle concessioni edilizie che è partito, ad un certo punto, in Italia, s’è dovuta inventare una risposta, non importa se truffaldina, cialtronesca, malavitosa. La “nuova” Pianura è tutta,  tutta, dico tutta, lo ripeto per la terza volta, tutta abusiva, fatta dalla camorra, per la camorra, con azioni degne della peggiore criminalità organizzata, da far impallidire l’America Di Al Capone e compagni. Per non parlare di Licola, del lungomare e di quelle che erano una volta campagne ed ora sono squallidissime periferie, Qualiano, Miano, Giugliano, Secondigliano, Piscinola, ecc. ecc.


Lo vogliamo dire che il nostro paese è ridotto in questo modo perché le leggi che si sono fatte da trent’anni a questa parte sono soprattutto divieti? Divieti che non hanno impedito l’abusivismo ma hanno permesso, ampiamente e colpevolmente, la speculazione – non importa se ben  vestita ma, in sostanza, anch’essa puramente e candidamente malavitosa almeno sul piano morale –  sulle compravendita delle case, il rigonfiare a dismisura dei prezzi di vendita degli immobili. I politici, che avrebbero dovuto controllare, inventare calmieri, nel gioco perverso della nostra democrazia d’accatto, pensando soprattutto a difendere le loro poltrone, sotto la pressione dei rappresentanti più in vista delle organizzazioni alla “moda” (Italia Nostra, Verdi, Ambientalisti, antinuclearisti, antitutto, ideologi di tutte le specie e le marche, ecc.) si sono sbracciati ad approntare divieti, a costruire impedimenti, a varare regolamenti. Inseguire le “regole”: inseguire e punire (o, meglio, far finta di punire). Foucault con il suo Sorvegliare e punire ci aveva visto bene. Solo che chi sorveglia e punisce, oggi in Italia,  è una sedicente mentalità “benpensante” che, negli ultimi decenni, ha mandato a casa la “maggioranza silenziosa” e ne ha preso il posto. Solo che mentre quella era maggioranza realmente silenziosa, accomodante ma, in buona sostanza, tranquilla, cresciuta all’ombra del timor di Dio  e reduce da una guerra atroce  e, in qualche modo, garante di un ordine sociale comprensibile e, tutto sommato, perbene, con principi forse non del tutto condivisibili, ma chiari, fondati su di un’etica, una morale, quella di oggi è una  minoranza impudente, saccente, sovversiva, arrogante, ignorantissima, strafottente, impunita,  connivente, perversa, piccolo borghese, arrivista come non mai, ansiosa di possedere quarti di nobiltà, contornarsi di belle fiche-coscia-lunga da perfette veline  e “barche” a mare, che ha raccolto in un solo pacchetto tutti quei principi, lo ha ben legato e buttato in quel cumulo di rifiuti che se ne stanno sparsi per la città e le campagne. Non basta vietare, sorvegliare e punire per ottenere l’ordine.  L’ordine è frutto di un ordine morale, di principi condivisi, di capacità creativa, di intelligenza, di diffusione di privilegi comuni ed equilibrati, di umiltà scientifica, di ricerca, di cultura.  E dove sono più i principi se al posto di questi c’è solo un’ideologia arrugginita e andata a male? Scuola in sfacelo, istituzioni allo sbando, mercati impazziti, prezzi alle stelle, università da far ridere e, per ultima arrivata – e poteva mancare? – la munnezza. Evviva: abbiamo realizzato alla lettera quel vecchio adagio napoletano: siamo finiti materialmente nella munnezza. Non perché qualcuno ci ha gettati ma perché la munnezza l’abbiano tolta dalla nostra abitazione per accumularla fuori dal pianerottolo. Tanto chi se ne frega; basta che sia  fuori dell’appartamento, il vero territorio di trionfo del piccolo borghese filisteo e ottuso.


Ma la cosa riguarda tutto e tutti. Ogni provvedimento che sembrava a vantaggio del controllo del territorio – del suo controllo armonico – s’è trasformato nel suo esatto contrario. I parchi, tanto osannati, tanto per fare un esempio, che cosa sono se non la sola  proiezione sul territorio di divieti? E gli strumenti urbanistici? Piani regolatori, territoriali, di ordine superiore, comprensoriali, del turismo, del traffico, delle attività commerciali, PUT, PUC, PIT, PIP, PON, PUR, SIR SIP, TUFF e STAFF, BUM e BANG!, vera e propria orgia di  acronimi, lettere, purulente ed inutili  ecc. che cosa sono se non sigle vuote che si sostanziano soltanto in un impedimento al vivere civile? E quando l’insieme normativo diventa asfissiante e viene vissuto come ingiusto e, nello stesso tempo, chi dirige lo fa con arroganza, quale credete che sia il sentimento che circola per gli strati della popolazione più bistrattata? Ecco che è del tutto ovvio arrivare  anche bruciare i cumuli di munnezza, nella logica “Muoia Sansone con tutti i filistei”.  Il nuovo sport in voga prevede una fase estiva che consiste nel bruciare quanto più bosco è possibile e una fase invernale che si occupa di bruciare la  munnezza. Ci vuole poco, per alcuni, a diventar piromani, se le istituzioni non solo non danno alternative, ma non ne permettono, impediscono anche il pensiero, a trasformarsi in un Zorro negativo. A questo si dovrebbe opporre uno Zorro  “positivo” (si fa per dire) il PM di turno -  che sta cominciando a diventare antipatico, come Di Pietro che, francamente e onestamente,  non si sopporta più – il quale sembra  perdere il suo tempo in intercettazioni ambientali e cavillosissime inquisitorie e  viene avvertito dalla popolazione  sempre più come sbirro e poco come garante dell’ordine o, comunque, appare come il garante di un ordine che non è tale. Di Pietro, ai tempi di Tangentopoli, era stato aggiunto come pastore sul presepio napoletano. Credo che oggi, molti napoletani, non lo vorrebbero neanche accanto a CicciBacco ‘ncoppa a votte. Se sobrio fa danni, immaginate da sbronzo che sarebbe capace di fare? Forse lo tollererebbero accanto a Benino, eterno dormiglione,  a farsi i fatti suoi ed a non rompere.


Allora, in sintesi: perché se io mi butto dal tetto con il sorriso vengo considerato un folle e tutto il popolo italiano è ritenuto, invece, savio quando si è impedito, da solo, di costruire città a misura d’uomo, di fare case, di fare inceneritori, di fare energia?  Le uniche cose che il nostro paese a prodotto a bizzeffe sono: ideologia (qualunquistico-massimalista) e intercettazioni ambientali. L’ideologia è merce – ormai ce ne siamo ampiamente resi conto – che nessuno vuole più comprare e, quanto alle intercettazioni, non fanno altro che impedire il funzionamento del vivere civile  - checché se ne pensi il nostro è un reale stato di polizia -  e intasano le nostre istituzioni, impedendone il corretto funzionamento (l’80% circa dei processi penali si risolve in un non luogo a procedere. Ci sarà da qualche parte qualcosa che non funziona?)
Quindi non mi sembra che sia la politica l’esclusiva responsabile del nostro degrado: ad essa c’è da aggiungere la cosiddetta “coscienza civile” che s’è trasformata, a poco alla volta, in un becero coro di sciocchi senza idee in testa.
A questo punto credo che al delirio mentale collettivo non ci sia alcun rimedio e che l’apocalisse di spazzatura in atto non rappresenti che il primo passo verso la totale dissoluzione di un paese incivile ma, quel che è peggio, assolutamente idiota e starnazzante che merita ampiamente questa fine.


Non riesco a togliermi dalla mente Eduardo in Questi fantasmi: egli crede che tutto quello che gli accade intorno sia il frutto di spiriti dannati e si perde in una descrizione memorabile e da manuale della tazzina di  caffè e della maniera di farselo seduto fuori dal balcone di fronte ad un simpatico dirimpettaio.  E pensando a quelle parole, a quello spirito napoletano che, da qualche parte, ne sono certo, nonostante tutto ancora sopravvive, anche sotto i rifiuti, ho ancora l’illusione che qualcuno, forse, possa tentare di ragionare.


Si, mi convinco: quelli che stanno attorno a me non sono esseri reali, quelli che accendono la spazzatura, quelli che non sanno risolvere i problemi, quelli che non vogliono dimettersi perché, tanto, le cose comunque non cambierebbero, compresi anche  i cavalieri mascherati con la spada pronta per lasciare il loro marchio,  di qualsiasi segno siano. No, non sono reali. Sono fantasmi. E’ “la notte delle anime dannate” che ancora non è finita, come dice Eduardo. Basta aspettare che schiari giorno. Magari fuori al balcone, facendosi coraggio e cantando “Ah, l’ammore che fa fa. A l’ammore è na bannera, na bannera ch’è liggera, passa o viento e a fa avutà”.
Avota o viento, volta il vento. Grande espressione del popolo napoletano, popolo oppresso da ogni forma di angheria fin dai tempi più antichi. Volta il vento, volta la testa, cambia il pensiero. Il pensiero, il ragionamento è più forte, a volte è come il sentimento, si può trasformare in tempesta.  Così, poi, potremo abbandonare il balcone ed entrare dentro. Si sarà fatto giorno e le anime dannate saranno sparite con le ultime ombre della notte.
Così penso mentre ho già messo il piede nel vuoto. La folla di sotto trattiene il respiro, aspetta che io faccia il passo che mi perderà per sempre. Sto un po’ in bilico, poi  tiro indietro il piede. “No. – penso –  Così vi fotto veramente. Scendo e ora vi racconto io come stanno veramente le cose”.

Forza Sergio,  forza amici, raccontiamo come le cose stanno, come dovrebbero stare, tutti insieme e, chissà, vuoi vedere che il vento cambi davvero?

Ma vuo’ vere’ co viento cagna?

Ti abbraccio e ti ringrazio per non smettere di pensare

Giacomo

 

Maurizio Zenga

Caro Giacomo,


ho tirato un sospiro di sollievo quando, alla fine del tuo bellissimo pezzo, hai  evitato di offrire al lettore l'immagine del tuo corpo spiaccicato sulla strada.
Lo spettacolo indegno di questi giorni è decisamente la rappresentazione di un definitivo tracollo della cosiddetta "civiltà" napoletana , di quella tracotante e un pò fastidiosa presunta napoletanità dietro la quale ci siamo difesi troppo a lungo, grazie anche al contributo di  qualche inutile intellettuali da strapazzo, i cui inopportuni interventi di questi giorni sulla stampa ben rappresentano le cause profonde di un tale disastro.
Parlo, senza allusioni, del cretino con la barba bianca che si spaccia per filosofo esaltando la "bellezza" della spazzatura di Napoli, sperando evidentemente che qualcuno compri ancora i suoi libri per consolarsi con queste scemenze.
Scemenze che hanno solo fatto del male alla nostra città, che si è crogiolata in questo pericoloso autocompiacimento, così come le hanno fatto male i vari maestri di strada che a forza di esaltare le imprese dei nostri scolari ignoranti ne hanno fatto dei soggetti buoni solo per le sceneggiate napoletane o per i musicals di quartiere ma impresentabili per qualsiasi ruolo lavorativo di più alto profilo.
La camorra incombe e stragoverna a dispetto del governo vero che, imbelle, sta a guardare le mosse disperate del Bassolino incollato alla sua poltroncina in similpelle auspicandone le dimissioni ( in questo il governatore della monnezza ha ragione: perchè mai senza di lui le cose dovrebbero cambiare? ) o della Rosettajervolina che starnazza giustificazioni insensate e getta ancora più discredito sulla classe politica indecente che ci tocca sopportare.
Da quassù la situazione è ancora più drammatica, mi vergogno Giacomo.
La Lega ha costruito su queste cose la muraglia di diffidenza e di insofferenza verso di noi su cui si basa il suo consenso e, faccio fatica a dirlo, dopo molti anni mi tocca darle ragione su molte cose.
Bisogna reagire e in fretta, altrimenti è la fine, altro che Pompei!
Non basteranno Eduardo, Totò, Massimo, Pino e tutti i benemeriti concittadini che di questa città sono ormai solo un emblema sbiadito, occorre che le coscienze dei molti cittadini onesti e civili si facciano avanti.
Idee, ci vogliono idee, soluzioni concrete  e persone che le sappiano promuovere, sulla stampa, nei mezzi di comunicazione.
Per esempio, perchè non cominciare a raccogliere solo la carta e  il cartone ( non sono tossici o pericolosi ). Dislocare e stoccare grosse quantità selezionate di questo materiale riciclabile e attendere il miglior offerente ( non dovrebbe essere difficile venderlo ad industriali del riciclaggio che al Nord sono numerosi ). Piccole cooperative di cittadini, per quartieri, potrebbero autogestire una seria raccolta differenziata ed offrire il prodotto raccolto alle industrie che ne fanno richiesta, direttamente, senza intermediazioni.
La camorra sarebbe tagliata fuori. Bisognerebbe trovare soltanto i siti che, non essendo a rischio, potrebbero essere individuati facilmente dai comuni.
Con opportuni accordi finalizzati si potrebbe già trovare chi, al Nord, ha interesse alla fornitura di "materia prima" pulita e selezionata.
Che ne pensi?
Ti abbraccio,
Maurizio

 

Pasquale Belfiore

Rispondendo a Scalfari, Bassolino dice: sono politicamente responsabile di alcune scelte sbagliate. Poi, alla Marzullo, si fa una domanda e si dà una risposta. Se mi dimetto, servirà a qualcosa? No - risponde a se stesso - non servirà. Dunque, non mi dimetto. Con un sillogismo costruito alla bisogna, Bassolino dà plastica evidenza all'espressione "politica irresponsabile", cioè, letteralmente, politica priva di responsabilità.


Ieri sera ho visto Porta a Porta. Una pena.

Bassolino è ormai al livello del pugile suonato. Ha detto quattro volte con grande enfasi le stesse cose, come se fosse stato nominato commissario il giorno prima e ora prende in mano la situazione.

Pecoraro Scanio è un incommensurabile figlio di....Il peggiore della nidiata. Furbo e intelligente, quella miscela di difetti e qualità che nel Mezzogiorno d'Italia ha dato vita, storicamente, alla cultura dei capipopolo.

Esilarante (perché irritante oltre misura) il momento in cui Vespa voleva inchiodarlo a una risposta precisa sulla riapertura di Pianura e Pecoraro ipotizzava, subordinava, programmava a condizione che..., praticava il cerchiobottismo.

Esilarante, irritante e avvilente. Persino Pisanu - che notoriamente non è un fine ragionatore - sembrava Voltaire e ha avuto buon gioco nel dirgli: allora, se tutto è ancora da decidere, che ci fanno centinaia di carabinieri e poliziotti a presidiare una discarica che forse non si aprirà neppure?

Sono andato a letto all'una e trenta, contento (?) d'aver assistito alla riproposizione, moderna e mediatica, d'un film del tuo caro Totò, montato con frammenti delle commedie degli Eduardo (Scarpetta e De Filippo), con inserti di classiche sceneggiate e chiuso da canzoni dei neomelodici. Di notte ho sognato Vico e Croce che scappavano da Napoli accogliendo l'invito di Eduardo:

FUITEVENNE!!

Agostino Bossi

mai abbastanza stimato Giacomo, non è facile uscire di casa!

giorni fa, poi, ho avuto un particolare pensierino da qualche ignoto estimatore. Come puoi vedere la realtà del mondo vista dall'interno (non per niente la disciplina mi è così cara), stride in maniera assoluta con quello che ti racconta la foto della vista all'esterno. 

Tra le due immagini ci sono soltanto solo il diaframma sottile di una porta e qualche ora di distanza: è stata la indimenticabile notte di Natale. Ti abbraccio con l'affetto di sempre.

 

Sergio Stenti

adottare una discarica!


la proposta di Maurizio Zenga sui rifiuti mi sembra concreta e utile. Si possono raccogliere carte e cartoni e rivenderli, hanno mercato, non inquinano, sono numerosi. Qualcuno sarà interessato ?
Qualcuno sarà interessato alla soluzione dello smaltimento dei rifiuti  che prevederà la sua personale collaborazione ?  Sarà disposto a cambiare stile per  smaltire diversamente la propria spazzatura. ? Insomma parafrasando  Kennedy, ci sarà chi si chiederà che cosa è disposto a fare lui per la monnezza o la domanda sarà sempre che cosa lo Stato fara per la sua monnezza ?.
Come si può fare una decente raccolta differenziata senza partecipazione attiva e maggioritaria ? Magari qualche decina d'anni di educazione civica nelle scuole di napoli ,  cominciando dalle scuole elementari... e poi come Mirella Barracco fece in passato  
....adottare un monumento, adottare un albero....   ecco ora  mi sentirei di proprorre  una cosa veramente utile.....adottare una discarica !I

Ieri sera a Via Duomo , una piccola banda di adolescenti locali,   suppongo per cercare di fare legna per il cippo di S.Antonio,  ha sradicato due alberi ; quelli piccoli,  rachitici sempreverdi che adornano la via. E' già una lotta impari tra  i pochi alberelli, i tantissimi cani che li cercano, i rifiuti che li abboccano, lo scotch dei volantini  che li stringe come un cappio, i fili dei venditori  che li tirano. Eppure resistono con qualche vittima ogni tanto troncata di netto.  
Non sono alberi belli questi  di via duomo cosi come quelli del Rettifilo,  stanno li da cento anni e non crescono mai  ! ma almeno sono vivi e qualche volta il Comune li rimpiazza pure come ha già fatto in passato.
Ma S.Antonio e i vandali  adolescenti  ogni anno ritornano !

 

 

 

 

 

 

 

 

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