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dibattito

 

 

Francesco Garofalo

Alcune considerazioni sulla Conferenza della Facoltà di Architettura di Pescara tenutasi il 5.11.08

 

Pescara, 6 novembre 2008
ai Colleghi docenti della Facoltà


Cari Colleghi,


Ieri si è svolta la Conferenza di Facoltà. Provo a comunicarvi quello che ho capito, avendo
seguito i lavori dall’inizio alla fine.


1. I dati sugli architetti in Italia sono spaventosi: 134.600 iscritti all’albo (e poi ci sono anche i
geometri, i periti e gli ingegneri); erano la metà appena dieci anni prima. I laureati che lavorano
guadagnano circa 1.000 euro al mese. Lo studio professionale medio in Italia è composto da
1,2 architetti, in Inghilterra da 8. Il futuro che si prepara per i 75.000 studenti di architettura si
può facilmente immaginare (a proposito, gli studenti di architettura in Inghilterra sono 8.000).
2. I corsi di laurea che vogliamo attivare per completare il 3+2 di pianificazione e ingegneria non
piacciono molto (eufemismo) agli ordini professionali locali e nazionali (ma gli ordini
professionali sono residuati bellici che prima o poi spariranno...), e neppure ai presidi delle altre
facoltà (ma si sa che loro temono la concorrenza...).
3. La ricerca e i dipartimenti hanno un futuro incerto nella ennesima riforma che si annuncia. Il
Rettore dello Iuav ci ha informato che a Venezia i dipartimenti vengono sciolti, e di dottorato ne
è rimasto uno (ma uno davvero, non una scuola con quattro o cinque sezioni).
4. Si è parlato dell’importanza dei docenti a contratto, ma noi per pudore non abbiamo detto che
a Pescara che ne sono più di trenta ogni anno che lavorano gratis.
5. Abbiamo visto delle presentazioni video, frutto del lavoro di Susanna Ferrini e di un gruppo di
volenterosi. Erano molto belle, e dimostrano che abbiamo in facoltà un nucleo di eccellenza. Ma
avevano un difetto: miglioravano con le loro tecniche sofisticate il contenuto effettivo, che a sua
volta è la punta dell’iceberg, non rappresenta che il 20% della facoltà, e poneva questioni che
interessano solo quel 20%.


I l punto è che noi marciamo in una direzione diversa da quella della parte più accorta
dell’università italiana:
- la vasca è piena (di laureati),
- noi apriamo i rubinetti (aumentiamo il numero degli iscritti);
- la riforma imporrà prima o poi di scegliere tra dipartimenti e facoltà,
- noi perpetuiamo il modello dei dipartimenti-feudo, e adesso i corsi di laurea-feudo;
- abbiamo i conti in regola,
- ma non investiamo sui contratti e sulla didattica;
- costruiamo aule,
- ma non coinvolgiamo gli studenti (che infatti non si sono visti, nemmeno ora che protestano);
- ci vantiamo che i nostri laureati vanno a lavorare a Shanghai,
- e dopo cinque minuti (schizofrenicamente) diciamo che sono sempre più impreparati.


E soprattutto siamo in pochi a preoccuparci. I docenti che sperano che tutto vada avanti come
sempre sono la maggioranza, e non si fanno vedere nemmeno in queste occasioni, confidano
che la Gelmini si ammosci, come sta avvenendo, e che i provvedimenti siano rinviati e
annacquati. Ma sarà sempre così?


Cordiali saluti

 

 

 

 

 

 

 

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