ArchigraficA

dibattito

 

 

Quiz ed Attitudini

 

Archigrafica vorrebbe diventare anche una sorta di laboratorio on-line, un campo di discussione aperta, franca, leale, dove ognuno possa liberamente esprimere la sua opinione. Naturalmente in merito all'architettura ed agli studi di architettura. E sarebbe estremamente interessante che lo facessero anche gli studenti, dialogando, proponendo, criticando, mettendo in "crisi" cose che vanno messe in crisi, denunciando quello che non funziona.

Il gruppo che ruota intorno ad "Archigrafica" ha già iniziato a farlo da un po' di tempo. Il primo tema è stato quello della Bellezza dell'architettura.

Ora l'occasione di discussione ci è data dai quiz di ammissione. La posizione di Archigrafica in merito a questa faccenda è di aperta critica, non fosse altro perchè ci sembra assolutamente umiliante che chi ha da poco superato un esame di maturità debba essere sottoposto ad una ulteriore valutazione fatta a base di quiz che non c'entrano nulla con la sostanza dell'architettura.

In breve non siamo d'accordo con la cultura selettiva basata sui quiz, non siamo d'accordo con la selezione se questa non è fondata su reali criteri di merito e di stretta attinenza con il tema che si è stabilito, non siamo d'accordo con il numero chiuso o, come si suol dire, "accesso programmato". Ci sembra un fatto stupido, falsamente selettivo, fuorviante.

Una volta ai primi anni si poteva iscrivere chiunque. La selezione avveniva e come! Avveniva infatti che, alla fine dell'anno, molti cambiavano facoltà perchè capivano, con maggiore convinzione, di non essere portati per la materia. Ma ci dite che cosa c'entrano le bracciate che Nonno Ubaldo fa in compagnia delle balene attraversando l'atlantico con Villard de Honnecourt o Brunelleschi o Alvar Aalto? Fosse anche un quesito di logica attinente e ben fatto, a noi interessa che la logica sia quella del progetto di architettura, dell'analisi dell'architettura e delle sue tecniche costruttive.

Sosteniamo che nulla, ma proprio nulla vi è di selezione attitudinale nei quiz di quest'anno e dei precedenti e che, quindi, si tratta di una reale stupidaggine, una perdita di tempo e denaro. Agli aspiranti allievi di architettura lo scherzo è costato un po' di euro a testa. Ma se facciamo la somma su scala nazionale, la quantità di euro non è poca. Provatevi a fare due conti sulla punta delle dita: ad ognuno è toccata una spesa di 20 euro. Ma quanti sono stati gli aspiranti studenti a scala nazionale, ottomila, diecimila, di più? Stiamo parlando, per il solo accesso alle Facoltà di Architettura di circa duecentomila euro? O ci stiamo sbagliando? A cosa sono serviti?

Ci piacerebbe saperlo. Tanto per dire, non sono serviti a far crescere nessuno sul piano culturale nè su quello professionale. E già questo basta per affermare che si tratta di una stupidaggine. Noi ne siamo ormai sostanzialmente convinti.

Nel frattempo aspettiamo che voi studenti facciate ascoltare la vostra opinione. Ormai i quiz, per quelli che sono stati ammessi, sono passati. Ma non tutte le altre corbellerie che il nostro mondo universitario è pronto ad offrirvi. E' meglio attrezzarsi, non vi pare?

La vosta opinione e la vostra presenza ci sembrano molto importanti.

 

la redazione di "Archigrafica"

 

Cominciano a giungere risposte che riportiamo. Quando non espressamente richiesto, si riporta il nome e il cognome degli autori per esteso:

francesco la regina

Caro Giacomo
hai solo messo il dito su una delle tante piaghe che affliggono la nostra Facoltà. Poco tempo fa ho cercato di sensiblizzare i colleghi sulla questione vergognosa delle commissioni di laurea, ma non ho avuto la benchè minima risposta. Ognuno sembra felice di fare ciò che succede, caschi pure il mondo: un clima di rassegnazione e di degrado attraversa da anni la nostra facoltà, imbalsamata da rituali apparentemente democratici (commissioni varie) che servono solo a confermare l'esistente.
Per quanto mi riguarda, sono d'accordo con te e pronto a prendere qualsiasi iniziativa volta a smuovere un'acqua stagnante che rende irrespirabile l'aria.
Il tuo vecchio amico e collega, Francesco La Regina

gaetana cantone caro Giacomo,
sono felice di sentirti e spero di vederti.
sono d'accordo su quanto scrivi:sì dovremmo proprio prendere posizione.
nel merito: non sono riuscita a leggere il tuo allegato, potresti inviarlo in RTF?
Ma credo che sarò d'accordo anche su quello!
ti abbraccio, Gaetana
aldo capasso

Mi sembra una opportuna osservazione, discutiamone!
Aldo Capasso

marcello del verme Caro collega,
ho letto, apprezzata e gustata la tua ‘parabola letteraria’
densa di motivi molti ironici ma veri, come messaggi a chi dovrebbe,
ma forse non vuol (o non vorrà) intendere…
Coraggio, amico, e continua il tuo - suppongo splendido -
ruolo docente, anzi vorrei dire il tuo ‘magistero’ presso la n/s
Università ‘Federico II, dove anch’io mi sforzo di comunicare
cose alquanto serie e non aristoteliche di ritorno. Mi auguro.
Con cordialità
mdv
Lello Ruggiero

Caro Giacomo,
i quiz, o "prove strutturate", come vengono definite con linguaggio mistificante, imperversano anche nella scuola da almeno vent'anni, e perseguitano pure me. Ho letto quindi con molto gusto il tuo pamphlet di allarme, di cui condivido i principi di fondo, ma non il merito. Questo genere di esami fu importato dal sistema educativo anglosassone, al cui interno ha una precisa logica, che da noi è stata snaturata, contribuendo a sua volta a snaturare un po' il nostro modo di fare cultura, per il quale non abbiamo nulla da imparare da nessuno. Tuttavia, quelle prove hanno il vantaggio, che tu ed Eco stigmatizzate, di avere un'unica risposta, certa, e di eliminare quindi ogni margine di discrezionalità. I fatti bisogna conoscerli in quanto tali, anche se sono suscettibili di interpretazioni ideologiche, filosofiche, concettuali, ecc. Quindi gli zelanti estensori dei quesiti dovrebbero limitarsi al nozionismo puro, e non farsi delle pippe mentali inventando domande come quella di nonno Ubaldo e della balena. Le formule alternative che tu proponi, che io sappia, sono in parte attuate almeno nelle facoltà di medicina. Ma, a parte questo, avrebbero soprattutto lo scopo di informare gli aspiranti sui significati ed i contenuti dei diversi corsi di laurea, cosa che normalmente si fa con il cosiddetto "orientamento", negli anni conclusivi dei curricula scolastici. E poi, una volta informati, come si valuterebbero i meriti e le attitudini? E poi, quei "migliori professori" ai quali affidare questa delicata incombenza, chi li selezionerebbe? Ogni metodo che abbia delle forti componenti di discrezionalità ha le sue falle, e lo dimostra proprio il panorama dei nostri docenti universitari, tra i quali alligna un gran bel numero di teste di cazzo, che stanno lì solo perchè hanno saputo puntare sul barone giusto. Altro che merito!

Il vero problema è un altro, che ovviamente tu hai già centrato. Questi meccanismi mirano, in maniera diabolicamente subliminale, a fare di tutti noi degli scolaretti perfettamente inquadrati in quello che dovrà essere il loro felice destino: diventare dei bravi consumatori, che fanno finta di pensare e di scegliere, ma fagocitano con incredibile voracità tutto ciò che il mercato propone loro. Ecco la parola magica, il mercato! Quando tu vivevi il '68 ed io ero un ragazzino, la Cina era la rivoluzione culturale, il libretto rosso, l'ideologia; oggi è un mercato. Come siamo caduti in basso! Lascia perdere come si entra all'università, tanto qualcuno rimane sempre fuori ingiustamente e qualcuno si perde sempre per strada. Il vero impegno viene dopo, quando non si hanno a disposizione quindici giorni ma tre o cinque anni, e consiste nello stimolare la capacità di pensare ed il senso critico di quelli che vi accedono.
pino de nigris

Caro Giacomo,

in pieno accordo
attuale anche il dibattito su archigraficA del comitato scientifico
possiamo riparlarne?

veronica (nickname)

Signor Ricci,
ringrazio per le riflessioni, ma ho la sensazione che le vicende di Nonno Ubaldo avranno più interesse di Brunelleschi!
L'unica cosa da cui ho imparato qualcosa, negli anni universitari, è stata l''ESPERIENZA' di averli vissuti. Qual'è la domanda del quiz che corrisponde a questa conoscenza?

Saluti
Giovanna (difensore della Settimana Engmistica)

giacomo ricci

Gentile Veronica

faccio il professore anche se, come sosteneva Ruggero Orlando, ognuno di noi dovrebbe essere chiamato "signore" perché lo è e non come appellativo. Quindi se Lei non vuole riconoscere il mio ruolo, almeno nell'ambito accademico del quale faccio parte, mi chiami Ricci semplicemente  come io non mi faccio scrupolo di chiamarla per nome.
L'esperienza è certamente una bella cosa ed è fondamentale - non a caso gli architetti gotici cui faccio esplicito riferimento si basavano molto sull'esperienza e questo lo faceva, Le assicuro,  anche Brunelleschi - ma senza teoria e senza riflessione non si va da nessuna parte. I quiz, la cultura dei quiz, è falsamente selettiva e falsamente garantista perché, come ha sapientemente scritto Eco e non io, non permette alternative. Sembra che oggi tutti vogliano certezza, laddove neanche il computer più sofisticato ha un ragionamento di questo tipo. Le macchine, forse, sono più duttili di alcuni umani che credono nelle false certezze.
Ma il mondo è bello perché è vario e ognuno resta della sua opinione. Anche se devo dire che se della sua carriera universitaria Le resta solo l'esperienza di averla vissuta probabilmente la sua preparazione professionale e culturale specifica deve presentare dei vuoti. Sul fatto che non ci siano quiz in grado di valutare questa esperienza siamo perfettamente d'accordo, perché non solo l'esperienza, ma, a mio parere, nulla è recepibile mediante un quiz. Gli indovinelli, le sciarade, le domandine secche, lasciamole a Mike Bongiono che ne è maestro. Noi cerchiamo di imparare, nelle aule universitarie, un mestiere. Se poi c'è anche la cultura, evviva!
Io intendo sottolineare - con centinaia di altri colleghi, per fortuna - che la cultura accademica nella quale io, con loro,  mi sono formato, faceva della duttilità, della riflessione, del dubbio -  come il "dubbio metodico" di cui si occupò quel tal filosofo francese coniugandolo con il verbo "cogito", che forse Le sarà capitato di incontrare perché nelle parole crociate capita spesso  - un punto di partenza per una riflessione ragionevole, dialettica, aperta sul mondo.
Anch'io sono un cultore della Settimana Enigmistica ma, come ho scritto, si tratta di esperienza da consumarsi su di una panchina, sotto un albero dalla grande chioma, con  accanto Fiorello e Bongiorno per simpatici compari, non nelle aule universitarie. Ciò che era sotto accusa non era, come credo Lei abbia frainteso, l'enigmistica tout court ma chi fa finta di usare la logica  ed invece sottrae tempo all'intelligenza dei giovani che potrebbe utilmente essere impiegata in altre cose.
Queste sue riflessioni - senza far nomi ovviamente (userò nel suo caso un nickname)- e la mia risposta Le potrà trovare su www.archigrafica.org. Credo che susciteranno un poco di sana discussione.
In fondo il mio vero obbiettivo è quello di discutere, non fare falsa logica o inseguire quiz.

La saluto e La ringrazio per l'attenzione che ha dedicato alle mie riflessioni

adriana franzese

gentile collega (mi permetta il "collega"), condivido quello che lei dice e lo traduco immediatamente per la facoltà di Medicina, che ci boccia ai quiz tutti i giovani con buona cultura classica; eppure tutti noi veniamo dal classico. Invece ci seleziona tutti quelli che memorizzano risposte stupide e spesso sbagliate. Il risultato è quanto meno sconcertante.
Grazie di quanto ho letto.
Adriana Franzese

mariarosaria volpe

Egregio Professore,
ho letto con molta attenzione la sua analisi sull'accesso programmato. Credo Che oramai viviamo in un paese dove per accedere ad una eventuale (se mai succederà ) professione non bisogna conoscere pittori, scultori ecc. o parlare di malattie genetiche di tumore ecc. basta come dice Lei  dilettarsi con la "settima enigmistica". Io mi chiedo e Le chiedo ma che archittetti o che medici avremo? Le posso assicurare che molti ragazzi capacissimi che avrebbero voluto preparasi ad essere buoni medico o architetti non lo potranno mai fare e che devono fare scelte che non appagheranno  mai i loro sogni. Le chiedo ancora ma perchè Voi che dovreste essere portatori non solo di conoscenze non fate nulla per cambiare le cose?
Lei dice  come il grande Eduardo addà passà a "nuttata". Professore, iosono di Napoli e sto aspettando ormai da tanto, ma "sta nuttata nun passà mai" ciò non toglie che bisogna sempre sperare per dare speranze ai giovani.
Cordiali Saluti

giacomo ricci

Sono d’accordo. Su tutto.
Ma io devo continuare a sperare perché è il mio mestiere che me lo chiede ed è il rapporto – davvero bello, in alcuni casi esaltante -  che ho con i ragazzi che si laureano ad obbligarmi. Ed allora, mi dico, perché non trovare viandanti che facciano la stessa strada?
La rassegnazione non è mai cosa buona. In fin dei conti si chiede che l’Università sia più corretta, più giusta, più professionalizzante, più colta, più aderente al mondo. E per far questo ci vuole un tipo di intelligenza duttile, elastica, porosa, fagocitante, dubbiosa, “rompipalle” (mi passi il termine), indagatrice, che fa ipotesi, che monta e smonta apparati concettuali a più non posso, che si interroga,  non che interroga o risponde a “pappagallo” come si diceva ai miei tempi quando uno imparava a memoria qualcosa e lo riteneva un dato raggiunto che non può più essere messo in discussione.
Grazie per avere letto.
Cordiali Saluti.
(io spero che la nottata passi. Ma siamo anche noi a farla passare, ad accelerare il processo)

francesco la regina

Caro Giacomo
il invio il testo della comunicazione sulla proposta per una nuova organizazione delle commissioni di Laurea. Immagino che dai criteri di accesso a quelli di uscita dalla facoltà, ne abbiamo da sviscerare! Ma può essere un buon inizio!

Per accedere al testo di cui parla Francesco La regina click qui

dott.ssa Amalia Mattiello

Grazie! Davvero grazie per aver espresso quello che è anche  il mio sentire, in una forma colta e raffinata che non avrei saputo usare!

Gigi Toscano (presidenza fac. Arch. Federico II)

CLAP CLAP CLAP.

Ben detto prof. Ricci

paola ascione

Caro Giacomo,
scusa se ti rispondo solo ora ma la prima settimana di settembre è stata piuttosto complicata per varie faccende e solo oggi ho scaricato la posta.
La questione che sottoponi mi sembra giusta e anche molto delicata.
Per questo ritengo sia importante la tua iniziativa.
Odio l'ipocrisia degli uomini che sta diventando 'istituzionale' e credo che molte cose vadano riviste e vada soprattutto ripristinato l'autentico diritto allo studio.
Ne riparliamo in rete?
Intanto mi stoo stampando l'allegato che ho letto velocemente e ora sto stampando!

Cari saluti

giacomo ricci

Cara Paola,

lo scopo è esattamente quello di parlarne pubblicamente in rete, perché le cose le devono sapere tutti. Il gioco delle scatole cinesi, che ne apri sempre altre, sempre più piccole e non arrivi mai alla fine, deve finire - scusa il bisticcio.
Il sistema per parlarne può anche essere quello di  mandare una mail a me o al sito www.archigrafica.org che è una rivista on-line da me diretta sulla quale si sta tentando di rendere pubblica la discussione in un blog come potrai vedere. Tutti i contributi, a favore e contro, sono benvenuti.
Anche perché il discorso sulle FdA deve passare dalle modalità di accesso ai contenuti, agli sbocchi professionali, alla struttura (3, 3 + 2, 2 + 2 + 1, 1 + 1 + 1 + 1 + 1 e così via). Nell'allegato che stai leggendo io insisto sulla dignità della nostra cultura e della nostra storia e quanto gli architetti abbiano fatto per conquistare il loro giusto posto accanto alle arti liberali.
Qualcuno - credo per fare una battuta di spirito ad effetto - ha scritto che la cultura di Nonno Ubaldo è più interessante di quella di Brunelleschi. Fosse anche vero che la nostra realtà non se ne fotte più nulla di Brunelleschi e predilige le stuipidaggini a tutto spiano, mi sento ancor più motivato nel pretendere che s'insegni Brunelleschi, Leon Battista Alberti, il cantiere gotico nelle Università e che agli allievi, anche aspiranti, si parli di architettura e non di francobolli o si faccia finta di entrare nello specifico del mestiere con quiz sulla "rappresentazione" che sono letteralmente delle cretinaggini. Sfido chiunque, a qualsiasi livello e grado della scala gerarchica accademica, a riconoscere, all'impronta, il rapporto di scala tra un 300 e in 25 da un micragnosissimo disegnino del quale non si capisce una mazza senza un mozzone di regolo a disposizione o la possibilità di scribacchiare, disegnare su un foglio.

Ma, ovviamento non sono d'accordo, nemmeno a livello di battuta estemporanea, che mi sembra proprio fuori luogo. E proprio riguardo alle battute estemporanee mi sembra di pessimo gusto interloquire con dei giovani seri - quali quelli che decidono di iscriversi alle nostre Università per il solo fatto che lo decidono, che si sono pesentati alla prova e che credono ne valga la pena e non si danno ad altre attività molto diffuse oggi (leggi droga, scippo, malaffare ecc.) - e invece di stabilire un vero dialogo attitudinale, perdersi in pseudo quiz nei quali improbabili nonni Ubaldo se ne vanno a fare gare con le balene e principesse "intelligenti" devono evitare le trappole di perfidi maghi o bisogna fare le conta delle odalische di Ali Babà. Ho detto una sola cosa ingiusta, ma era per tirare in ballo Umberto Eco per favorire il discorso e la dialettica di quello che scrivevo, un artificio letterario per attirare l'attenzione e trovarsi un complice nelle proprie idee: paragonare la simpatia di Mike Bongiorno alla tetra realtà dei quiz di accesso alle università.
Il discorso, però, è più ampio: riguarda l'Università nel suo complesso e tira in ballo,  ovviamente, prospettive, sviluppo, CONCORSI (!!!!), diritto allo studio, cultura, ecc., ecc.

Mi sembra giunto il momento di dire BASTA. O no?

Un saluto cordiale

Giacomo

luciano scotto di vettimo

Ottimo, mi fa piacere , sei vivo, siamo vivi,poichè ti leggo,scansando tutti gli atterramenti.Ma questo è un atterramento in grande stile.
Ho scritto in merito, ne ho parlato nelle sedi appropriate,in commissione, in consiglio, nulla da fare.

Non sai dove appendere le parole.

Nessuno sa nulla (pare!) come una cosa piovuta dal cielo. E che cosa se non i test ? Una jattura di marca "americana",pare.
Riflettendo, l'entrata nelle facoltà è misteriosa come l'uscita: L'esame di Stato.

Per anni abbiamo attivato con C.De Feo, a titolo gratuito, un corso di adeguamento degli studenti laureati al superamento dei megaquiz (trattandosi di improbabili, banali villette e costruzioni varie in imprevedibili siti con incredibili piccole trappole funzionali e trabocchetti volumetrici e distributivi) dell'Esame di Stato. Altra jattura! Ma cerchiamo di affrontare e risolvere una jattura alla volta.

Mi attivo,come sempre.

Tuo Luciano

giacomo ricci

Meno male, siamo vivi.
Quiz come sottoprodotto della cultura americana: coca cola, gomma da masticare, cow boys e sterminio delle pellerossa, parole americane in libertà, tomato soup, hamburger, chili, hot dog.
E addesso basta!
Il mondo intero ha sempre invidiato la nostra preparazione culturale, il nostro retroterra classico, la nostra nobile discendenza dai Greci (Ti immagini Socrate e Platone discorrere per quiz?) Sarei molto curioso di vedere come tradurrebbero in quiz le parole di Socrate "vero sapere è sapere di non sapere". Ti immagini gli arravugliamienti mentali e le possibili risposte da allegare al quiz?
Mi fa piacere che sei attivato.  Intervieni, se vuoi sul sito

www.archigrafica.org

A presto risentirci

Giacomo

Luigi Insabato MD,PhD

Grazie per aver messo per iscritto quello che molti (almeno spero) di noi pensano.

Dipartimento Scienze Biomorfologiche e Funzionali,
Sezione di Anatomia Patologica
Università Federico II Naples-Italy

gregorio rubino

Caro Giacomo,

mi ricordo la legge sul diritto allo studio, ma non mi ricordo quella sul “numero chiuso” (o programmato), che è certamente una forzatura della prima, partorita magari da una disposizione locale, del tutto arbitraria, che poi è diventata norma generale per diritto…consuetudinario. In questo Paese quando una norma non piace, non si cambia, si aggira ! Altro che certezza del diritto, qui siamo ancora alla legge longobarda, da Liutprando a Rotari, salvo la norma del taglione, che sarebbe invece la sola da applicare. Ha ragione qualcuno, questa sinistra italiana è veramente peggiore di questa destra invereconda che ci ritroviamo, basta vedere come ha ridotto l’università ! Ma adesso arriverà il Gattopardo, siamo tutti in fervida attesa, già si sente il suo passo felpato, di che ci lamentiamo?

Io non ho la forza di impegnarmi, nessuno mi ridarà l’università che ho conosciuto, ma è anche vero che ormai si impegnano solo le persone generose.

Ave atque Vale amico Giacomo,
a presto,

Greg

Francesco Flammini

Complimenti professore, saggio eccellente in forma e contenuti, piacevole e ampiamente condivisibile.

Saluti,

Adjunct Professor
Second University of Naples

lello ruggiero

Eh si, caro prof, durante quei primi anni ne abbiamo incontrate veramente tante di cape di cazzo. E, come in tutte le cose, cercavamo di coglierne il lato umoristico, oltre quello tragico. Sono d'accordissimo a mettere tutto sul blog. Ti inoltro anche il pensiero di una mia ex alunna, ragazza molto in gamba e giudiziosa, per quanto il suo scritto risenta un po' dell'ora notturna in cui è stato concepito. Se ti va, puoi mettere anche quello, e conto di reperirne altri.
Con l'affetto di sempre
Lello

Ariola Hasani

Caro prof.


Leggendo i commenti nel blog, non le nascondo che ho provato un po’ di invidia…sì, perché si esalta la vecchia università, il vecchio metodo, i tempi in cui c’erano altri modi per selezionare, altri modi per essere colti. Forse noi siamo condannati a conoscere solo i quiz.
L’anno scorso, subito dopo l’esame di maturità (ma anche prima e durante) è iniziata la preparazione frenetica per i quiz, volevo diventare medico e non potevano fermarmi 80 domande. Avevo una media di 200 quiz al giorno, li facevo con il cronometro: dovevo essere veloce, veloce e precisa. Si può dire che in meno di due mesi abbia “tradotto” la mia preparazione in brevi domande a risposta multipla che nascondevano una, l’unica giusta. Intanto continuavo a pregare che ci fosse un colpo di “stato”, o un semplice colpo di Università che abolisse i test. E dopo domande che vanno dai giacobini a Botticelli, da Pavese alla distanza tra Berlino e Pechino, a quelle di biologia, chimica, fisica e, ahimè, matematica, sono riuscita ad entrare nel mondo riservato a pochi, quindicesima in classifica.  Ora, a un anno di distanza, il mio punto di vista è leggermente cambiato. Seppur pieni di difetti, questi test sono un modo per selezionare: al Policlinico 3000 studenti solo al primo anno ci stanno un po’ stretti, quando già con meno di 300 per anno le strutture scoppiano (e la nostra aula studio ne accoglie solo 100). E non è solo una questione di quattro mura: 3000 studenti al primo anno possono magari diventarne 2000 al secondo, ma comunque è tanto, troppo se si considera che i posti in ogni scuola di specializzazione si contano sulle dita di una mano. Chissà poi che casino nei reparti: 50 studenti dietro ogni professore, o 100 teste sopra il poveretto sul lettino delle sale operatorie?
È vero, la cultura non sta in quelle pillole che sono i quiz, ma quali sono le alternative? Quali sono questi altri metodi per poterci selezionare?…Il nostro curriculum? Le medie dei voti riportati al liceo? Dicono che con i quiz non si vuol testare solo la preparazione, ma anche la capacità di ragionare e l’intuito…bah, io non so in che modo vengano concepiti da chi li formula, forse come una specie di amo gettato in un lago i cui pesci sono la nostra preparazione!
Ma magari la questione risiedesse solo nei test d’accesso alle facoltà! Io pensavo di aver chiuso con i quiz dopo il concorso, invece, anche tutti gli esami previsti nel nostro curriculum hanno come prova scritta 30 quesiti a risposta multipla! Così come siamo cresciuti con i computer, così stiamo crescendo anche con i quiz…è l’unico metodo che ci viene offerto, l’unico che conosciamo. E forse non possiamo sentire la mancanza di quello che non abbiamo mai avuto.

giacomo ricci

Dunque quella che io penso è una vecchia università, i metodi per selezionare vecchi, anche se ci si può pensare tra l'invidia e la nostalgia. Ma poi - e questo è il punto - che cosa si può fare oggi se le cose vanno così? In fin dei conti i quiz sono "pillole" di cultura e non c'è altro modo per selezionare le persone. Un po' perchè gli allievi dei primi anni sono troppi, un po' perchè anche gli esami sono così, un po' perchè gli studenti se ne fottono, pechè il mondo va e come se ne potrà mai cambiare il corso, ecc.ecc. e così, tra lo scoramento, il rassegnato e la volontà di uscirne fuori non sappiamo che fare e ci adeguiamo al corso delle cose. Così chi è sotto sta sotto, chi è sopra sta sopra, e chi è furbo scavalca tutti e si mette in cima e , intano, il nostro paese se ne va a rotoli, perchè le intelligenze sono imbalsamate, chi avrebbe il compito di pensare non lo fa - o, peggio, non lo sa fare -, chi merita si fotte, e si va avanti per meriti non proprio accademici ma per prestazioni di altra natura, prestazioni sulle quali non vale la pena soffermarsi. Bene, lasciatemelo dire:

NON SONO D'ACCORDO!

Lo urlerei. Ed averlo scritto in maiuscolo sul web equivale, secondo le interpretazione semantiche più aggiornate, proprio ad un urlo. Allora lo ripeto a voce più alta:

NON SONO D'ACCORDO!!

Fate conto che i righi come quelli di sopra siano un centinaio e vi avvicinerete al mio stato d'animo. Il princvipio è semplice.

Uno studio, anche superficiale della storia - della nostra storia occidentale - ci dice che, in ogni epoca, la cultura è alla base dell'interpretazione della vita, della consapevolezza che si ha di essa, la cultura è una conquista faticosa. E vale sempre il parallelo - torno nel mio campo di competenza - dei costruttori gotici. Avevano perduto tutto, o quasi. Le costruzioni romaniche mantenevano dell'intelligenza di quelle romane soltanto alcuni aspetti, s'era smarrito l'uso del calcestruizzo alla romana - quello per cui s'era costruito una magnificenza come il Pantheon, tanto per intenderci -; erano con muri spessi, buie, tozze, basse. Poi, non si sa per quale miracolo, gli uomini cominciarono a pensare...

C'è un'immagine bellissima che fa da introduzione al film di Tarkowskij Andeij Rubliov, ed è quella dell'uomo che, freneticamente, riempie un cumulo di stracci legati insieme alla men peggio, con vapore e riesce a volare. Vola gridando impazzito: "Volo, volo, volo" , fa un breve tragitto e poi cade nel fiume dove lo raggiungono a frotte popolani fuorisi che lo finiscono credendo trattarsi di uno stregone.

Ecco: la scienza è roba da stregoni? La domanda è diretta a ministri, rettori, presidenti, presidi, direttori, professori. Tutti voi, in fila, provate a dare una risposta e che sia convincente, per favore?

giuseppe giudice

Caro Ricci,

scusa se non commento punto per punto la tua interessantisima lettera; mi contento di alcune considerazioni generali:

1) qualcuno ha deciso che in Italia gli architetti sono troppi (e anche i medici eccetera)

2) quindi occorre limitarne la produzione.

3) per conseguenza si limita l'accesso all'università

4) a questo punto si può fare di tutto e di più: fare i quiz, il sorteggio, o misurare la statura dei candidati...

5) i quiz sono stati giudicati meno assurdi, o più manipolabili... 
quindi hanno scelto i quiz.

Siccome TUTTI accettano i punti di cui sopra, salvo lamentarsi delle conseguenza, non vedo proprio cosa ci si può fare. Ma ti faccio presente che il punto più assurdo è il primo: perché gli architetti sono troppi e gli ingegneri no? perché più in generale, si deve limitare il diritto allo studio, garantito dalla Costituzione? Basta chiarire che la Costituzione riconosce il diritto allo studio, e non all'iscrizione ad un lucroso albo professionale (ma perché, un architetto guadagna più di un ing.?)

Ma a queste cose quale studente ci pensa? Se io provo ad accennare a temi come la precarietà eccetra, alzano le spalle tra rassegnati e scocciati. E guarda che parlo degli studenti politicizzati, figurati gli altri...

Spero che i tuoi siano più sensibili...

Certo che sarebbe bello alzare un po' di polverone, sui quiz per cominciare e sul resto a seguire...

Grazie, comunque

Dipartimento di Progettazione e Gestione Industriale Università Federico II Naples Italy

pasquale belfiore

Caro Giacomo,

bella e godibile come sempre la tua nota. D'accordo con te sulla stupidità del tutto. Stupidità e furbizia, perché le due cose vanno quasi sempre insieme, essendo la prima figlia prediletta della seconda. Sono convinto infatti che tutto questo derivi  dalla necessità di conseguire un obiettivo con il minimo sforzo, anzi, senza sforzo alcuno. L'obiettivo è quello che impone la legge di decimare con fare nazista chi chiede di studiare a livelli superiori una certa cosa. Quest'anno, cinquemila candidati, mi pare di ricordare, per poche centinaia di posti a Medicina.
Come li selezioni? Con colloqui mirati? Con lunghe conversazioni del candidato davanti a una commissione per capire livello di cultura generale, attitudini e motivazioni? Sarebbero occorse settimane, decine di commissioni con centinaia di docenti e esperti e, naturalmente, una barca di soldi. Fino a qualche anno fa - ho una esperienza quasi decennale di componente di commissioni per l'accesso a Architettura - volenterosi colleghi componevano i rituali ottanta quesiti, più o meno intelligenti, più o meno pertinenti, più o meno idioti e, peggio, inutili.

La baracca messa in piedi era al mitico "costo zero" o quasi perché tutto era basato sul volontariato dei docenti e v'era solo il costo della scheda cartacea. Le correzioni avvenivano con una mascherina bucata sulle risposte esatte. E' venuta poi l'era del lettore ottico e infine quella delle onnipresenti e fastidiose società di servizi ( profetica la frase corrente: mò ti faccio un
servizio...) che provvedono a tutto (lavatura e stiratura compresa, direbbe il tuo Totò). Le commissioni non fanno più nulla, letteralmente nulla, e per quanto ne sappia, il costo non è affatto elevato. L'obiettivo di decimare, non una folla in tumulto manzoniano, ma giovani che chiedono di studiare, è conseguito con fare stupido e furbo, appunto. Tre anni fa feci il Presidente di commissione. Nella noiosa attesa della consegna delle schede, provai anch'io per divertimento a compilare la scheda. Non sarei stato ammesso a frequentare i corsi di Architettura perché sbagliai sessanta risposte su ottanta, cronologia degli artisti rinascimentali compresa e, a mio merito, tutte le risposte basate sui due  treni che corrono a una certa velocità...... (ma che si scontrassero una buona volta e lascino in pace gente come me che odia calcoletti del genere) o sulle vasche che perdono acqua (e non chiamano mai un buon idraulico, che dio  stramaledica chi le pensa).

nicola giuliano leone

Caro Giacomo,


Sono veramente contento di sentirti  e di ricevere la tua nota.
Ho divorato il tuo saggio sull’idiozia contemporanea e concordo pienamente.
Stranamente essendo l’ultimo mio mese da preside ho delegato tutta la questione quiz e sono fuggito a Tunisi per quattro giorni.
Per questo non ho avuto modo di conoscere i quiz, ma dalla tua nota evinco che quelli del ministero sono ancora più spassosi di quelli fatti da noi in casa.
Comunque sia tutto ciò serve solo a cuocere in modo industriale le nostre future intelligenze. Peccato!!!!!! Dopo sette anni di servizio continuativo e permanente avrei voluto comunque che qualcosa cambiasse.
Pare impossibile, tra vecchi ideologismi e nuove americanate.

preside FdA Palermo

francesco donniacono

caro giacomo,


il modo fare italiano e le cose italiane sono sempre le stesse. Mi viene in mente il titolo del libro di Sebastiano Vassali "Gli italiani sono gli altri. Viaggio (in undici tappe) all'interno del carattere nazionale italiano"; sulla stampa nazionale si fa a gara a dissociarsi dal modo in cui si fanno le selezioni per l'accesso all'università: 
prima il ministro, poi rettori, presidi, direttori di dipartimento, presidenti di corso di laurea, ecc. Ma qualcuno avrà pure ratificato una decisione così importante? Da qualche parte ci saranno pure dei verbali delle riunioni preliminari a queste scelte? Almeno così sapremo chi vi ha partecipato. Non voglio credere che il tutto sia frutto dello zelo di un funzionario alle prese con le indicazioni di un altro funzionario e così di seguito.

giuseppe giudice

Grazie a te... siccome sono fuori Napoli, parte per lavoro e parte per vacanza, mi limiterò ad un solo breve commento:

Invece che cosa facciamo: trasformiamo in rendita di posizione " il mestiere di professore, rifondiamo nei ragazzi una cultura da rincoglioniti, ammassiamo in una  unica tazza di melma ogni aspirazione e nullifichiamo quel poco di intelligenza che c'è rimasta".

L'università come istituzione è in questo momento al capolinea. C'è già stata, quando Galileo cercava le leggi della Natura e gli illustri professori magari professavano che la Terra è piatta. Ma questo non significa che qualche universitario con le palle non possa ancora dire la sua.

Domanda: dopo la fine delle ideologie, non c'è qualche possibilità di orientarci  nella complessità del reale? sembra che o si è marxisti vecchio stampo, o bisogna esaltare il Libero-Mercato. Ma nessuno ha fatto di meglio? A me il Mercato non va giù; qui stiamo consumando le risorse, naturali e umane, e buttando tutti in discarica, perché solo il Consumo conta... se mi rileggo un bel libro, questo non aumenta l'economia... se dò le dispense gratis ai miei studenti, magari faccio un reato perché c'è una figura copiata da un libro... ma siamo pazzi?

Comunque ci sentiamo presto.

 

valeria pezza

caro giacomo
ho letto il tuo divertente e tragico
scritto
concordo,
su cocozzielli,nonni e case dove ti venga la gioia di stare almondo

e se l'attuale corpo docente
dell'università
o i professionisti iscritti all'ordine
provassero a sottoporsi a quei quiz?

Francesca Menna

Caro Collega,


ho letto con grande interesse quanto hai scritto a proposito dei test d'ingresso della tua Facoltà. Insegno alla Facoltà di Medicina Veterinaria e anche io, da diverso tempo penso la stessa cosa, molte volte mi sono chiesta che professionisti stiamo formando? Me lo sono chiesta molte volte proprio davanti ai tanti episodi di malasanità, alle emergenze mediatiche costruite con tanta sapienza e che hanno fatto tanti danni all'economia del nostro paese: che professionisti?

Credo che il lavoro a cui sono destinati i "laureati", è un tipo di lavoro che li espone ad avere contatto con le grosse problematiche della vita di un essere umano: il dolore. la morte, la libertà, la giustizia, l' etica e così via, e la sola formazione tecnica verso cui si sta orientando la nostra Università non può supportarli.

Credo che spesso dietro al cinismo di tanti professionisti si nasconda una forma di resistenza psicologica, un difesa che scatta quando  bisogna muoversi in questi terreni, prendere decisioni spesso in breve tempo senza un adeguato supporto culturale.

Cosa fare allora?

Riportare l'Università ad essere un luogo di studio superiore e non ad una struttura di formazione prettamente tecnica.. Selezioniamo giovani che abbiano un approccio curioso alla vita, prima di tutto, giovani che si guardano attorno, che si chiedano il perchè delle cose,su questa base, poi, si formeremo i medici, gli avvocati. gli archietetti e così via.

Come fare? Cambiando i test di ammissione con un tema di italiano, e di attualità, in questo modo valuteremo la loro capacità di elaborazione del pensiero, il loro senso critico, la loro curiosità, il loro livello culturale generale. Credo che su questo terreno andrebbero seminate le nozioni prettamente tecniche che solo da questo terreno possono trarre il nutrimento necessario per essere a loro volta elaborate ed arricchite. A che serve leggere, studiare, capire, interrogarsi?
Un caro saluto


Full Professor of Veterinari Hygiene
Direttrice Scuola di Specializzazione in Tecnologia e Patologia delle specie avicole del coniglio e della selvaggina
Faculty of Veterinary Medicine
University of Naples Federico II

angela (studentessa medicina)

Quanto è ingiusto che siano domande di storia medievale, moderna e contemporanea, senza considerare quelle di geografia o addirittura di storia del cinema, a decidere chi tra gli aspiranti medici potrà diventarlo davvero? Tanto, forse troppo, a tal punto che sorrido quando ripenso alla Prof di Logica dei precorsi che continuava a ripeterci:

"Socrate è un uomo. Tutti gli uomini sono mortali. Ergo Socrate è mortale".

Già...sorrido e poi mi chiedo: tutto questo in che modo potrà tornarmi utile quando indosserò il camice? Io ce l'ho fatta, ho superato il test, ma tante persone che conosco sono state tagliate fuori, forse perchè non hanno saputo cosa fosse la mano morta o un format...assurdo! E magari tutto questo dopo aver trascorso un'intera estate a risolvere migliaia di quiz: A, E, C, D, B, poi di nuovo C ed ancora C e così per ore ed ore!
Voglio dire: la forma del concorso, questa serie di 80 domande a risposta multipla, non aiuta, anzi rende la preparazione meccanica e stancante.
Eppure non può essere l'unico modo per selezionare di 3000 giovani i 250 che potranno accedere a quelle facoltà per cui si rende necessario il numero chiuso data la indisponibilità delle strutture.

E come se non bastasse, all'inadeguatezza della forma s'aggiunge eventualmente la disonestà di quanti fanno carte false per entrare...
ma per questo la cronaca parla da sè!

francesco donniacono

caro giacomo,

é inevitabile: come al solito dopo alcuni giorni non si è più in grado di capire quale sia il vero problema e per che cosa indignarsi.
Secondo illustri ed illuminati commentatori (vedi le pagine dei giornali ed i telegiornali) la vera questione sarebbe capire se ci sono stati o meno brogli nello svolgimento dei test di ammissione. 
Porre l'attenzione sulla questione dei brogli significa non affrontare la vera questione: l'Università italiana è ancora in grado di assolvere la funzione per la quale è stata istituita?
Sicuramente il mercato e l'allargamento dei confini alla comunità europea hanno introdotto un altro tipo di domanda in merito alla formazione dei giovani; di conseguenza si é stabilito che il numero dei medici, degli architetti, degli ingegneri edili (edili e non elettrotecnici, meccanici, chimici, ecc. anche se poi tutte le figure concorrono allo stesso mercato, sempre ingegneri sono) era elevato per cui l'accesso programmato.
Non sono d'accordo sulla limitazione dell'accesso agli studi, tra l'altro sancito dall'articolo 34, comma 3 e 4 della Costituzione italiana: "i capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso", ma una riflessione sulla necessità di avere una quantità innumerevole di laureati, di fare "prodotto" senza porsi troppe domande va fatta.
Ma veramente abbiamo bisogno di circa 70.000 architetti, 40.000 ingegneri, 50.000 geometri oltre ai laureati a tre anni? Se la risposta è si, allora non si capisce la crisi che tormenta i giovani laureati ed il perché del ricorso all'accesso programmato. Se la risposta è no, allora non si capisce perché dei giovani diplomati sono disposti a lunghe ed interminabili ore di studio su quiz psicoattitudinali e, cosa inverosimile, in alcuni casi a pagare anche migliaia di euro (cronache giudiziarie) per accedere all'Università.
Il messaggio che occorra una laurea per poter entrare nel mondo del lavoro (in passato il minimo era rappresentato dal diploma) è imperante. Ma di questi aspiranti dottori quanti considerano che gli anni di studio che li aspettano sono anni di sacrificio e rinunce? 
Quanti di questi considerano la loro professione futura non semplicemente un modo per accrescere il loro prestigio personale, ma anche un modo per far crescere e rendere, con il loro lavoro, stabile e civile il Paese in cui vivono? Certo se l'Università continua nella sua funzione formativa anteponendo alla cultura il mercato, alla qualità la quantità (salvo poi pretendere di limitarla all'accesso in nome delle ridotte risorse umane disponibili), in un sistema autoreferenziale (produco quindi sono), non credo che faccia un "servizio" di cui facilmente ci si dimentica.

Per il futuro mi auguro che l'Università libealizzi l'laccesso, ma si liberi anche dalle logiche della produzione, sia capace di un magistero tale da infondere quella componete critica negli studenti che li metta in condizione di autodeterminare la propria attitudine al percorso di studi, sia capace di un disegno strategico finalizzato alla costruzione della futura classe dirigente.

giangiacomo d'ardia

carissimo

ti ringrazio per avermi inviato la tua straordinaria " e- invettiva", la sottoscrivo, e non posso che indignarmi del fatto che i presidi delle facoltà di architettura non abbiano, a quanto mi risulta, profferito verbo su questa avvilente vicenda "tardomike".


Penso che sarebbe giusto far girare queste tue riflessioni, io da parte mia le ho già inoltrate!


un abbraccio giangi

adriano ghisetti

Carissimo Giacomo,


ho letto con grande piacere (e condividendolo in pieno) il tuo brillante saggio sui quiz di ammissione alla nostra facoltà. Ti ringrazio per avermi chiarito tante cose: anche mio nipote li ha superati ma non si è dilungato sulla natura delle difficili, improbabili e non pertinenti domande.
Inoltre ho capito perché Mike Bongiorno è stato ritenuto meritevole di una laurea ad honorem e perché, a quanto pare, il nostro ministro Mussi ha ritenuto che per lui dovesse esserci una eccezione rispetto alle nuove limitazioni.


Sei sempre grande!


A presto

maurizio zenga

Carissimo Giacomo,

ho letto il tuo bel pezzo sui quiz di ammissione (mago Atlante, nonno Ubaldo ecc. ) e, come commento, mi viene di raccontarti  un piccolo episodio familiare, assolutamente vero:
un po' di tempo fa stavo lavando i piatti dopo pranzo e L. mio figlio, che all'epoca aveva 9 anni, era al tavolo della cucina a leggere qualcosa o a giocare.
Gli ho chiesto se non fosse ora di fare finalmente un po' di compiti e lui, candidamente e anche un po' seccato, mi ha risposto che li aveva fatti già, dal momento che aveva letto la "Settimana enigmistica" per almeno mezz'ora ( il tempo che aveva trascorso in bagno, seduto sul water ) compilando e risolvendo un certo numero di giochini enigmistici.

Roba da non crederci. Eppure, nella ingenua quanto sicura risposta di L. c'è tutto il fallimento e il declino della scuola attuale che, a partire dalle elementari, arriva su su fino alle scuole superiori e all'Università. In un processo di formazione, anzi di "deformazione" culturale che presto renderà questo paese incapace, non dico di migliorarsi ma semplicemente di gestire al minimo accettabile la propria sopravvivenza.

 

giacomo ricci

Caro Maurizio,

risposta, come sempre da parte tua, straordinaria.
Ma straordinario è stato l’intuito di L. che ha capito  come evolverà – o è già evoluta, ahimè, - la cultura del Bel  Paese.
Povera piccola Italietta, perduta tra presidi di scuole medie, licei, facoltà, dirigenti, direttori, presidenti, segretari, sottosegretari, applicati, incaricati, laureati senza speranza, impiegati (o, forse, come diceva Nino Taranto in bel film con Totò, mi pare fosse “Totò contro i quattro”) “impiagati” (nel senso di pieni di piaghe)  e, perché no?, bidelli che, però,  potrebbero anche incazzarsi ad essere accomunati nello stesso gruppo con gli altri:  dirigenti di non so che cosa, verso non si sa dove, non si sa perché e neppure come.
Una serie di “quiz” ai quali – come quelli di architettura - è quasi impossibile rispondere.

maurizio zenga

Ho dimenticato di dirti perchè, secondo me, già a quella età L. crede di aver "studiato" avendo letto invece soltanto un cruciverba.
La mia ipotesi è che ciò derivi dal fatto che alle scuole elementari la didattica quotidiana è impostata oggi interamente sulle schede e sui quiz, molto simili alle pagine di un giornalino e demenziali forse anche di più di quelle contenute in un giornalino per ragazzi.
Molte maestre, a cominciare da quelle di L., non riescono più nemmeno a dettare un breve periodo o a ragionare sul senso di una frase insieme ai loro piccoli alunni e fanno fare fotocopie del testo da applicare sul quaderno, altre ne fanno per la scheda di verifica da compilare a casa e altre ancora le usano per registrare i loro giudizi.
Tutto il rapporto didattico-formativo che una volta era improntato al dialogo diretto tra insegnante e allievo, al loro interagire "fisico", fatto di parole scritte manualmente o pronunciate verbalmente ( le interrogazioni...) oggi è filtrato da una marea di schede, modelli, tabelle, quiz, risposte si e risposte no, moduli, percorsi opzionali, strumenti operativi interattivi e una serie infinita di altre amenità del genere che hanno totalmente distrutto, una volta arrivati alla soglia dell'Università, la capacità di questi ragazzi di confrontarsi direttamente con il proprio docente, insegnante o professore ad un livello minimamente critico/creativo ( Eco ). L'apparato burocratico ministeriale si è semplicemente adagiato su questa "malformazione", inventandosi una procedura di ammissione alle Università che ricalca anche nei contenuti favolistici ( nonno Ubaldo e le balene ne sono una prova...) le metodologie didattiche-formative della scuola elementare.
Non a caso il ministro attuale è un ex maestro elementare.

 

giacomo ricci

Interessante appendice alle tue considerazioni iniziali che comincia ad aprire anche un barlume di comprensione su quello che sta accadendo che mi sentirei di sintetizzare - anche se riduttivamente - così: si è sostituito, in buona sostanza, al rapporto interpersonale viso a viso, persona a persona, la mediazione di cosiddetti "strumenti" che non fanno altro che rendere farraginoso, se non annullare defiitivamente il rapporto umano. Dando un bel calcio in culo a Socrate ed al suo concetto di maieutica. Scusa la volgarità ma è di risposta alla volgarità intellettuale che sento prepotente nel modo di pensare corrente di chi sostiene la cultura dei quiz, di schedine e formulari.

Così lo splendido rapporto maestro-allievo di rinascimentale memoria- in specie nelle dicipline come l'architettura - viene sostituito da un asettico - e banalissimo - schedario omnicomprensivo che dovrebbe, non si sa perchè, rappresentare l'"oggettività". Ecco la parautopia didattica che attraversa la mente (del tutto perversamente stupida) dei nostri presunti educatori: eliminare l'arbitrarietà e la opinabilità del giudizio personale (quello del maestro nei confronti dell'allievo) mediante una serie di schedine. Non c'è molto da dire: licenziare Socrate e il suo straordinario metodo umano e ideale per l'asetticità di un formulario è semplicemente stupido prima di denotare la più crassa ignoranza delle basi del pensiero occidentale.

Ma la cosa più allucinante è la tua seconda osservazione: l'immissione del dato favolistico-immaginario, la ciliegina per indorare la pillola, come dire, quel poco di fantasia che rende più gradevole l'asetticità del quiz.

Quanto si sia in errore è del tutto inutile sottlineare. Ma resta sempre ampio lo stupore di quale fondo si possa raggiungere se non si esercita - questa volta sul serio - la capacità logica, la facoltà di pensare. Signori datevi da fare: pensate, pensate. Vi assicuriamo: non fa male.

a presto risentirci

Danilo Di Mascio

Egregio Professore,
anzitutto vorrei ringraziarla per avermi inviato il suo interessantissimo saggio e complimentarmi con lei. Non nascondo che la lettura del testo, mi ha procurato anche diversi momenti di sorriso, da una parte perchè vi ho ritrovato diverse idee che condivido pienamente e dall’altra grazie al tono un pò sarcastico degli esempi che tanto si adatta alla nostra situazione culturale (e sociale) italiana. Anch’io sono convinto che questa metodologia di “quiz e prove attitudinali di accesso” alla facoltà di architettura (tra le altre), non sia il sistema migliore per selezionare nuovi studenti, assomigliando più ad un metodo di selezione di prodotti industriali che di persone che possiedono particolari individualità in linea con le tematiche proprie della materia. E’ pur vero che questo è il metodo più economico e veloce, oltre ad essere necessario semplicemente perché non c’è posto per tutti (primo vero grande problema e non a caso la mia tesi verte molto sulla sostenibilità), ma non voglio credere che sia l’unico.
Purtroppo la “deformazione culturale” del nostro paese citata in un altro bell’intervento nell’interessante discussione aperta sul sito archigrafica, dimostra anche come il problema dei quiz alla Mike Buongiorno sia solo la punta di un iceberg che nasconde sott’acqua problemi che investono diversi settori, dall’architettura, al cinema alla televisione (giusto per citarne alcuni) e che sono sotto gli occhi di tutti. Questa “deformazione” non è una cosa recente ma parte da molto lontano, a testimoniarlo ci sono le bellissime opere satiriche dei vari Totò ed Alberto Sordi (oggi spesso ignorate dai giovani), che hanno messo in luce tutti i nostri difetti già da oltre 50 anni e molte delle cose criticate allora le ritroviamo “identiche” anche oggi.
I vari discorsi che si sentono in giro tra i ragazzi, spesso non hanno una profondità superiore ai vari quiz da settimana enigmistica/università, ma non credo che sia giusto dare tutte le colpe a loro perché sono cresciuti in una realtà che vive con queste caratteristiche. Schopenauer affermava che “I saggi di tutti i tempi hanno sempre detto le medesime cose, e gli stolti di tutti i tempi, vale a dire la stragrande maggioranza, hanno sempre fatto le stesse cose, cioè il contrario;e così sarà anche in futuro”.
Trovo quest’affermazione vera ed assai pessimistica, ma sono anche convinto che sostenuti dalla nostra storia e dalla nostra cultura, grazie alla buona volontà di persone capaci, che ci sono, come afferma anche lei Professore (e gli interventi su archigrafica sono lì a testimoniarlo), sia nell’ambiente universitario che fuori, si possa sollevare la situazione attuale (prima che sia troppo tardi), magari con una riforma culturale che parta dalle basi (scuola elementare) e punti alla creazione di individui, e non semplicemente cambiando gli argomenti dei diversi programmi ogni anno. L’obiettivo è la costruzione dell’individuo, non solo terminare il programma entro i tempi stabiliti, ma capisco che non è una cosa facile in una cultura che dà peso quasi esclusivamente all’apparenza ed ai beni materiali più inutili. E’ proprio vero che in un tale ambiente la capacità di pensare sia diventata il bene più raro e prezioso. Alcune persone nascono già con un carattere ed un contesto che li porta ad essere più riflessivi, ma agli altri, nei limiti delle circostanze e situazioni, si può sempre insegnare.
Potrei continuare il discorso ancora a lungo, e mi scuso se partendo dai quiz ho generalizzato eccessivamente investendo anche la condizione generale del paese, ma come in un progetto di architettura c’è sempre uno stretto rapporto tra particolare e generale, ed anche questa situazione penso non faccia eccezione.
Sperando di aver aggiunto nel mio piccolo qualche nuovo spunto di riflessione, la ringrazio ancora per la sua e-mail e le porgo cordiali saluti!



alberto ferlenga

Caro Giacomo, come ho già avuto modo di dirti è sempre un piacere

leggerti ma di cose surreali da commentare ce ne sarebbero molte nel mutevole mondo delle nostre università. Io credo che ormai sia solo possibile ritagliarsi ambiti protetti in cui salvaguardare qualità, buon senso, passione e ragione. Sto cercando di farlo con la scuola di dottorato che sto mettendo in piedi a venezia raggruppando i dottorati esistenti, facendoli lavorare in modo intrecciato al di là delle discipline, fornendoli, per la prima volta in Italia, di locali adeguati, biblioteche riservate ecc. Mi piacerebbe parlarne con te una volta, possibilmente di persona. Riusciremo a vederci in qualcuna delle nostre città?  un abbraccio,

 

 

 

 

 

 

 

 

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