ArchigraficA

dibattito

 

 

La bellezza trionferà?

 

 

 

 

"...Nel godimento estetico ..., l'uomo infinitizza in sè come pensante la propria finitezza di mero vivente."

Rosario Assunto, 1987

 

 

Il sito ArchigraficA si presenta con una veste rinnovata e, soprattutto, con una radicale riorganizzazione interna. L'obbiettivo è presto detto: pur mantenendo il suo originario spirito di punto di informazione sull'architettura, esso tende a caratterizzarsi come rivista telematica sull'architettura e la città, particolarmente sensibile alla produzione teorico-progettuale contemporanea e ad ogni tentativo orientato verso lo smantellamento del vuoto di significato architettonico che caratterizza i panorami delle metropoli contemporanee e il dissolvimento di tutte quelle nebbie che intorbidiscono cultura della città e desiderio di armonia.


Lo scopo è quello di venir fuori dalla spaventosa impasse che gli studi di architettura e la professione stanno attraversando da oltre un decennio.


A parere di chi scrive il colpo di grazia - se così si può dire - alla già traballante struttura del mestiere dell'architetto è stato inferto dalla ventata "innovativa" degli ultimi cinque anni, basata su incredibili ingegnerie universitarie (3 + 2, 2 + 2 + 1, 1 + 1 + 2+ 1, e così via) che hanno contribuito a confondere definitivamente le idee ed a produrre sottocultura, pressapochismo, avvilimento totale delle peculiari prerogative del mestiere dell'architetto. Se poi si aggiungono alcune discutibilissime carriere universitarie, messe a punto alla luce di logiche settoriali ed interessi molto lontani dalla trasparenza e la logica della ricerca scientifica, allora il quadro appare chiaro in tutta la sua sconvolgente brutalità e piattezza.


Ci è sembrato opportuno esordire questo nuovo corso di ArchigraficA dedicando le riflessioni di fondo di questo primo numero all'opera di Rosario Assunto che da filosofo ed estetologo (aveva ricoperto, per 25 anni, la cattedra di Estetica all'Università di Urbino e, successivamente, quella di storia della filosofia a Roma), fu tra i primi a comprendere, molti anni fa, che il futuro della città (e, conseguentemente, dell'architettura e dell'arte più in generale) è tutto nella Bellezza e nel godimento estetico.

"Come non ricordare Rilke - aveva scritto nel 1984 - Die Schönheit is von allen Sein der Sinn, la bellezza è il senso di tutto l'essere".

Il fatto è che molti degli attuali responsabili delle Facoltà di Architettura delle parole di Rilke non hanno mai avuto consapevolezza e quei pochi che le hanno lette sembrano non ricordarsene più e, negli studi universitari, la bellezza è lontana dalle aule, dalle lezioni, dalle sperimentazioni progettuali. E non si tratta più di un atteggiamento provocatorio come quello di Rimbaud che, un giorno, "aveva posto a sedere la bellezza sulle sue ginocchia e, trovandola amara, l'aveva ingiuriata e scacciata via". Oggi la provocazione è diventata funzionale al rinnovamento (si fa per dire) del potere politico, riducendosi a stupido motteggio televisivo, con il suo squallido repertorio fatto di dibattiti-risse su sondaggi e discutibilissimi provvedimenti ad personam, insensatezze ed esternazioni di personaggi venuti alla politica solo per logiche di bassissimo interesse, donnine scollacciatissime con idioti sorrisi a far da tappezzeria con tette siliconate e labbra leporine, volgarità trash e spot pubblicitari più idioti che mai, un insieme di cose che contribuiscono ad aumentare a dismisura l'ignoranza e la grettezza, a proporre falsi modelli di sicurezza, di bellezza, di vita felice.


E' necessario un profondo ripensamento degli orizzonti di senso della disciplina architettonica che sia, finalmente, orientata a creare un mestiere in grado di contribuire alla bellezza della città contemporanea. A nulla vale dire che si tratta di utopia e che è tempo sprecato continuare a discuterne. Crediamo, come Ernst Bloch sosteneva agli inizi del Novecento, e come Benjamin ha scritto nell'ultima fase del suo pensiero critico, che ogni utopia debba essere intesa come puro e semplice sistema di pensiero e che serva a tracciare limiti cui tendere, come obbiettivo (reale o irreale che sia), come conclusione. Poi, non importa se questa conclusione non verrà mai.


L'importante è innescare processi di riqualificazione e risemantizzazione degli spazi urbani, delle forme degli edifici, del paesaggio e, soprattutto, crederci. Ciò che c'è da perdere è quell'ammasso di spazzatura (ivi compresa tutta la produzione che della forma tecnologica ha tentato di fare una nuova estetica) che chiamiamo città.


Il resto è tutto da guadagnare.


Giacomo Ricci, ottobre 2006

 

 

 

 

 

 

 

 

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