ArchigraficA

dibattito

 

 

Blu e il tramonto della città?

film di animazione che fanno riflettere

 
Maurizio Zenga

 

Carissimo Giacomo,

dopo qualche mese di assenza dal tuo sito capita di confrontare le nostre idee ancora su cose che, non casualmente, ci attraggono allo stesso modo e con la stessa curiosità…
Gli artisti contemporanei sono ( lo siamo anche noi nel nostro piccolo…) alla ricerca costante di linguaggi nuovi che consentano di comprendere meglio chi siamo, quale sia il mondo in cui viviamo e come possiamo entrare in comunicazione con gli altri nel modo più semplice e più efficace possibile. Come docente di “Arte e immagine” ( questa è l’ultima definizione che mi è stata affibiata dal Ministero…) mi pongo costantemente il problema di cosa posso fare, di come posso operare per entrare in contatto con i miei allievi nella maniera migliore. Il filmato che tu hai segnalato sul Archigrafica di BluBlu.org è, proprio per quanto ho premesso, nel mio programma didattico da circa un anno. L’ho scoperto anch’io per caso e l’ho ritenuto da subito di grande interesse, tanto da proporlo immediatamente in classe  ai ragazzi e da farne  argomento di studio e di approfondimento fino alla stesura di una tesina che è poi diventata argomento d’esame pochi giorni fa.L’idea che mi son fatto del loro lavoro è che sia molto vicino all’architettura e al progetto “urbano” ma, come ti dicevo su Facebook ha una caratteristica peculiare che secondo me è la seguente:
c’è un’idea  innovativa, in qualche modo legata al linguaggio architettonico che sta nell'integrazione tra l'animazione e i luoghi urbani dove appunto  interagiscono realtà e finzione ma dove la realtà sfugge perchè è velocizzata, solo percepita,  mentre la finzione appare invece molto più comprensibile. Un paradosso assolutamente geniale!
Un risultato al quale dovrebbe tendere secondo me tutta l'arte contemporanea.

Tutti i filmati presenti sul loro sito sono di estremo interesse e certamente validi per molti aspetti linguistici: agiscono su grandi superfici ma anche su parti minime, dunque superano il concetto di dimensione dell’opera, agiscono al buio e alla luce, di notte e di giorno senza soluzione di continuità, sono estremamente sofisticati nell’uso dei mezzi tecnologici e delle attrezzature meccaniche ma sono espliciti e immediati nella comunicazione dei contenuti, non temono la loro stessa creatività, nel senso che non si pongono limiti concettuali o di contenuto superano cioè il concetto standard di “significato e significante” e giocano pericolosamente ma straordinariamente bene con il loro stesso subconscio, sono cioè un esempio di artisti “totali” che non hanno paura del confronto a tutti i livelli… L’apoteosi del “gesto” artistico come pura finzione, compiuto nel pieno del contesto della realtà  “fisica” più comune.
Come a dire:
“la realtà fugge via, ne percepiamo a stento il passaggio, la scia…La finzione dell’arte resta e si forma sotto i tuoi occhi minuto per minuto, disegno per disegno, invenzione per invenzione, sorpresa dopo sorpresa…”
Un capolavoro.

Ora a te, prima che passi a parlarti di un artista americano che adoro ma al quale ho fatto riferimento nel mio corso di quest’anno per parlare del contrario di ciò che fanno BluBlu, di come cioè la realtà entri nella finzione creando un paradosso al contrario…

Ma alla prossima discussione. Ti abbraccio.

 

MUTO (video)
  Giacomo Ricci  
 

 

Caro Maurizio,

Sì, trovo interessante il ribaltamento che tu rilevi nell’operazione condotta da BLU, la finzione diventa reale mentre la realtà fugge via come effimero contorno, giorno, notte, autobus, commenti dei passanti (interessantissimo sotto questo profilo è l’altro filmato che ho visto dopo il cui lik è qui a lato che si chiama Combo) e così via. La realtà viene esautorata della sua iperpresenza e invadenza e l’effimero (un murale, un graffito scolorito e fugace), la pittura dei graffittari balza prepotentemente in primo piano. Ciò che è congelato su di un muro diventa vivo e fagocita, ingloba parti di realtà. Quando il muro si rompe, il mattone vero cade a terra e dalla crepa irrompono mani e personaggi che cominciano a scivolare sulla parete con tutte le loro assurdità che diventano vere. Ma si tratta di lemuri che strisciano, di parvenze, sogni infranti, ectoplasmi vaganti che vivono ma come fossero di un'altra dimensione, da sempre nascosti che pretendono il loro posto nel mondo, in questo mondo.


Sì mi trovo ancora d’accordo sul fatto che siano l’architettura e la città a essere messe in gioco. Ma la cosa che mi sconvolge, in senso favorevole, è che una trovata - la possibilità di usare luoghi dosmessi e marginali, periferie, capannoni semidistrutti, fabbriche in disuso, reperti, insomma, del passato trionfo della città nel suo splendore (si fa per dire) industriale - non soltanto serve per evidenziare ancor più il disfacimento del mondo reale che si trasforma in scenario per l’animazione di incubi, sogni, piuttosto indigestioni direi, che provengono dalla vita notturna e nascosta, ma che questi frammenti onirici divengano più potenti, continui, presenti del mondo reale.
Bocche deformi, uomini a quattro mani che camminano come cefalopodi, balene fatte di biglietti da 100 euro, teste enormi, mani e piedi, mi ricordano poi insistentemente Topor e la sua grafica sadica, surrealista e aggressiva.


Gli esponenti di BLU hanno recepito pienamente il messaggio dell’irriverente, cattivissimo ultimo surrealista e l’hanno fatto proprio con una riattualizzazione (risemantizzazione direi se non rischiassi di essere preso a fischi e sassate proprio da BLU) urbana di pregio, veramente geniale.


Lavoro superbo, che fa riflettere gli artisti ma soprattutto gli architetti e le loro miserevooli trovate formali che, da qualche anno a questa parte, lasciano interdetti e irritano. Come se l’epoca della città al suo estremo declino fosse robetta di poco conto. Come se bastasse inventarsi forme più o meno impossibili (penso a Fucsas) per far finta che l’esplosione-implosione della grande città contemporanea non ci sia, il suo significato di rovina miserevole di un sogno di grandezza infranto, perduto e le sue labirintiche periferie, degrado-droga-spaesamento-alienazione sia ninet'altro che robetta da cartoni animati.
Altro che cartoni quando il materiale prodotto dall’immaginario in ebollizione fuoriesce dai muri delle macerie della nostra realtà e irrompe come un vero e proprio angelo sterminatore (Bunuel insegna).

Sanguigna metafora della perduta armonia, dell'irragiungibile utopia di un mondo perfetto. I mostri dell'immaginazione, quelli generati dal sogno della ragione, si apprestano a invadere la terra o quello che ne resta (ne resterà tra poco).

Affanculo a chi crede che l'accumulazione delle ricchezze salvi dall'apocalisse prossima ventura. Come si dice a Napoli: "Nun si portano appriesso. Cca' l'hanna lassà".


A presto risentirci.


COMBO (video)
 

Adriano Ghisetti


ho trovato davvero interessante il video. Mio nipote (terzo anno) lo conosceva, così ho pensato di allegare il link di un video realizzato da lui e dai compagni del gruppo per l'esame di Scienza della rappresentazione 3.


A presto

 
 
 

UNDERSTRUCTURE from mvrtp on Vimeo.

 
 

Filippo Angelucci

 

 
 

In merito al video MUTO del gruppo BLU, concordo pienamente nel definirli geniali, soprattutto per l’incessante contaminazione tra simbolismo e linguaggi che pervade tutto il filmato, e ci propone una tecnica espressiva che direi quasi “ruba” le idee dagli spazi accantonati della quotidianità.


Rivedendolo mi tornano in mente due immagini forti che, seppur maturate non pienamente all’interno del dibattito sullo spazio architettonico e urbano, ne hanno focalizzato e, per alcuni aspetti, anticipato le problematiche oggi emergenti.
Il tema centrale del “muro” eccezionalmente raccontato, lo ricorderete, da Alan Parker nel suo celebre The Wall, sulla base dell’ancor più suggestiva colonna sonora scritta dai Pink Floyd, e l’immagine della testa e poi del suo cervello che “camminano”, idealmente staccandosi dal corpo per generare le spore di un nuovo modo di pensare.


Due immagini che mi fanno riflettere sulla forza con cui lo spazio, anche se frammentato, trascurato e dematerializzato, riesce ad esprimere la necessità di un nuovo modo di pensare l’architettura e la città.
Il muro, anzi direi i muri di Parker, da infrangere per superare divisioni culturali e pregiudizi ideologici forse oggi sono completamente eretti e chiusi, anche nella didattica e nella pratica della progettazione, ormai sempre più frammentate in circuiti, famiglie, culti, discipline, competenze.


La testa in grado di camminare sulle proprie gambe mi rimanda alle teorie di Morin e alle sue sollecitazioni sulla costruzione di un sapere di sintesi tra scienza, natura e uomo, che mi ricorda anche la necessità di continuare sempre la ricerca di un sapere progettuale appropriato ai nostri tempi.

Proporrei di adottare il video per una lezione di apertura dei corsi con gli studenti che saranno poi i futuri progettisti di spazi, iniziando ad affiancare alle nostre bibliografie nei programmi didattici anche delle videografie.

Pescara, 3 luglio 2010



Pink Floyd - The Wall

  Giacomo Ricci  
  A proposito di educazione, insegnamento e Università, il suo statodi salute attuale e le risposte ministeriali (?), The Wall ricordato da Filippo Angelucci fornisce molti spunti di (amarissima) riflessione. Con buona pace di chi crede ancora che l'insegnamento sia una cosa possibile in Italia.  

 

 

 

 

 

 

 

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